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Qumran la parola nel cuore della Terra

Qumran la parola nel cuore della Terra
(Un’energia che può difficilmente essere descritta)
di  Rossana Cerretti
 
 
 
Ci sono dei luoghi dal fascino pressoché inspiegabile, perché di tangibile c’è poco o nulla eppure emanano un’energia che difficilmente si può descrivere: uno di questi è sicuramente Qumran.
 
In questo deserto inospitale intorno al Mar Morto si alzano dei bastioni rocciosi e nudi nei quali si aprono antri e cavità dove è ben difficile credere che qualcuno vi potrebbe vivere: solo grotte scavate nella roccia del deserto, rossastra e spoglia, spesso a strapiombo su una distesa di polvere e sassi.
 
 
L’insediamento, costruito tra il 150 e il 130 a.C., fu abitato fino alla repressione della rivolta degli zeloti nel 68 d. C. quando l’imperatore Tito lo distrusse. Entriamo dentro il piccolo museo, ricavato, tanto per cambiare, dentro una grotta, e vediamo alcune delle suppellettili ritrovate negli scavi e alcuni frammenti dei famosi manoscritti del Mar Morto, rinvenuti nelle grotte circostanti, ma la maggior parte di essi sono conservati nel cosiddetto “Santuario del Libro”, un museo dedicato esclusivamente alla loro conservazione a Gerusalemme.
 
I primi manoscritti, rinvenuti casualmente da alcuni beduini nel 1947, sono stati identificati e acquistati dagli ebrei talvolta in modo avventuroso, perché c’era anche chi non voleva venderli ai rappresentati dello stato di Israele, appena formatosi. Successivamente, nel 1951, sono stati avviati gli scavi del sito e sono state individuate altre dieci grotte contenenti importanti rotoli di pergamena.
 
Vediamo molto vasellame piuttosto semplice e poco decorato, anfore e ostraka (che non sappiamo in questo contesto a che cosa servissero, ma che sono stati ritrovati anche a Masada, dove alcuni Esseni si sarebbero rifugiati durante la rivolta contro i Romani del 68 d. C.), sandali, pettini e alcuni ornamenti che insieme ad altri ritrovamenti hanno provato il fatto che a Qumran vivessero anche delle donne e che quindi la comunità essena che vi risiedeva non era fatta semplicemente da uomini che vivevano come monaci, ma, pur essendo una comunità di asceti detti “i puri”, probabilmente erano sposati. Proprio per questo, dopo gli ultimi scavi, c’è anche chi sostiene che qui a Qumran esistesse una comunità sacerdotale dedita alla produzione di vasi ad uso religioso piuttosto che di asceti.
 
Secondo Giuseppe Flavio, però, ci dovevano essere due categorie di Esseni: quelli strettamente dediti al celibato e quelli che invece si sposavano. Essi non avevano una loro città, ma vivevano sparsi in varie zone e addirittura a Gerusalemme ci sarebbe stata una porta che faceva riferimento al loro nome, cosa che ha fatto ritenere che vi fosse anche un quartiere esseno, identificato da qualcuno con la zona dove oggi si dice ci fosse il Cenacolo. Del resto, se Giovanni il Battista, come sembra, era stato un esseno almeno per un certo periodo, ciò dimostra che le due ipotesi non sono in contrasto: egli infatti era un levita e ciò confermerebbe la presenza di addetti alla cura del Tempio tra questo gruppo di religiosi; cosa che potrebbe spiegare perché fu affidata loro anche un’intera biblioteca di manoscritti così preziosi. L’altra affascinante ipotesi, infatti, è che questi manoscritti (in lingua greca, siriana, aramaica) trovati chiusi entro vasi in 11 grotte intorno al sito di Khirbet Qumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, potrebbero rappresentare, in realtà, i resti di una grande biblioteca (qualcuno dice addirittura quella del Tempio di Gerusalemme), messa in salvo proprio durante le repressioni dell’imperatore Tito.
 
Poiché poi non vivevano isolati dal mondo come anacoreti, ma all’interno delle città insieme al resto della popolazione ciò spiegherebbe perché, nonostante l’evidente frequenza di bagni rituali tipici di questo gruppo di religiosi, siano state trovate anche molte monete, segno altrettanto evidente di una attività commerciale alla quale gli Esseni erano contrari.
 
In ogni caso, gli ebrei vanno giustamente orgogliosi del fatto che tra questi rotoli sia stato ritrovato anche l’intero libro di Isaia in una versione risalente al I secolo a.C., nella forma ancora conservata anche dalla tradizione dei copisti. Ciò testimonia, la grande continuità e precisione della tradizione nel tramandare il testo biblico e quindi al museo di Gerusalemme questo manoscritto ha un posto assolutamente privilegiato: un elevatore automatico in caso di sisma o di bombardamento farebbe sprofondare la teca del rotolo all’interno della terra. Così il cerchio si chiude: nascosto e protetto per 2000 anni nel cuore della Terra questo rotolo così prezioso potrà tornarci ancora se sarà necessario… Comunque, quella che si può vedere di solito esposta al pubblico è una copia esatta dell’originale perché quest’ultimo deve essere conservato sempre al buio per evitare deterioramenti e viene mostrato solo in occasioni particolari.
 
Nel frattempo d’improvviso si aprono le porte della grotta-museo e siamo proiettati nella luce abbagliante delle rovine di Qumran. Se il repentino passaggio “dal buio alla luce”, tanto per rimanere in tema, è stato calcolato, devo dire che ha ottenuto il suo effetto. Ci ritroviamo circondati dal sole abbagliante tra pochi lacerti di muro e ambienti scavati nella roccia. Gli scavi, così spogli e disadorni con rovine molto semplici e austere, invece di deludere danno la sensazione di un luogo metafisico sotto questo sole che proietta le poche ombre con incredibile nitidezza.
 
Si vedono canalizzazioni per convogliare l’acqua che arrivava qui raccolta attraverso molti piccoli rigagnoli lungo le pareti dei monti circostanti. Poiché il tipo di terra della zona, una volta bagnata diviene impermeabile, si sfruttava questa caratteristica per creare dei piccoli canali lungo i fianchi delle alture fino ad arrivare alle cisterne e ai pozzi. Questo perché mentre sulle alture pioveva, nella depressione del Mar Morto questo era un evento assai più raro.
 
Vedo poi il refettorio comune e il deposito dei vasi per uso sacerdotale, che gli Esseni producevano, date proprio le caratteristiche dell’argilla della zona. Accedendo attraverso un camminamento sopraelevato, giungo davanti ai gradini di alcuni bagni rituali per immaginare la vita di questi studiosi della Bibbia, i pii, i puri, un po’ rivoluzionari un po’ profeti. La nostra guida ci dice che in uno dei manoscritti ritrovati qualche studioso avrebbe riconosciuto il nome di Giovanni (che è stato ricollegato a quello che noi chiamiamo il Battista) con il riferimento al fatto che dopo aver vissuto lì, si sarebbe ritirato nel deserto in solitudine. Ma il dato non è sicuro.

I manoscritti ritrovati sono, tra l’altro, di genere diverso, ma tutti di grande interesse, perché spesso originali cioè mai conosciuti prima. Tra questi ricordiamo la Regola della comunità, la Regola dell’assemblea, la Regola della guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre, il Commentario ad Abacuc; il Documento di Damasco..Come apprendiamo dalla Regola della comunità la giornata di questi asceti cominciava con la preghiera di fronte al sole, poi, dopo il lavoro, prima di mangiare insieme, con la benedizione di pane e vino, facevano le abluzioni rituali nei bagni detti mikve’  citati in precedenza. Osservavano rigorosamente il sabato, vivevano di ciò che produceva la terra e pare avessero i beni in comune e praticassero il baratto.

Erano, a quanto sembra, contrari alla schiavitù.

Si vestivano di tessuti non tinti di lino, come quelli ritrovati a protezione dei manoscritti stessi.

Copiavano e leggevano continuamente la Torah e avevano una visione dualistica della lotta tra bene e male (forte distinzione con predestinazione tra figli della Luce e delle Tenebre), probabilmente influenzata dal mitraismo. Influenza che ritroviamo anche nel Vangelo di Giovanni. Inoltre elaborarono anche una loro dottrina degli angeli (e anche questo aspetto testimonierebbe il rapporto tra i Vangeli e tale comunità di asceti).

Tra i manoscritti rinvenuti, un’altra opera che ha suscitato un notevole interesse è Il rotolo del Tempio che fornisce la pianta dell’edificio e la descrizione degli arredi e delle attrezzature che conteneva, elemento che ha fatto pensare alla presenza di sacerdoti nella comunità; qualcuno sostiene, infatti, che gli Esseni fossero sacerdoti ribelli che avrebbero abbandonato il Tempio per protesta dopo l’avvento di re ellenistici neopagani.

Nel cosiddetto Rotolo di Rame si parla anche di un presunto tesoro del Tempio, in oro, argento e pietre preziose, che sarebbe stato nascosto, suddiviso in 64 luoghi, ma tutti i tentativi di ritrovarlo sono falliti. Perciò alcuni hanno pensato che il tesoro fosse un concetto simbolico non semplicemente materialistico.

Anch’io ne sono convinta: il tesoro è qui, in questo deserto nel nulla dove c’è il tutto, anche se, per citare i detti di Jeshu, “nessuno lo vede”.

Rossana Cerretti

fonte: L’Ideale

e lo sono convinta anch’io: il cuore, del Cuore, è lì.

simonetta bumbi

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agosto 31, 2012 - Posted by | fuori o dentro le righe? | , , ,

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