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“L’Aquila prima e dopo” al Museo di Roma in Trastevere

Gianni Berengo Gardin, il grande ligure del fotoreportage italiano, ama e conosce bene L’Aquila: l’ha girata a lungo dal 1995, con il consueto occhio iper-concentrato e selettivo e con la fotocamera rigorosamente a pellicola. Ci è tornato dopo il terremoto, ha ripreso gli stessi luoghi e ne è nato un libro importante, “L’Aquila prima e dopo”, pubblicato da Contrasto e One Group.

Le foto aquilane di Berengo Gardin, con il confronto tra il prima e il dopo l’apocalisse, saranno esposte fino all’11 novembre 2012, al Museo di Roma in Trastevere,  in un allestimento che ha lo stesso titolo del volume, in contemporanea con la mostra delle foto di Mario Giacomelli.

Chi vuole capire cosa è successo a L’Aquila – dall’armoniosa e vivace discordia concors di una città italiana di provincia, bella e antica, al deserto e all’horror vacui che si prova traversandolo – non si lasci sfuggire questa mostra. E lo stesso valga per chi, nell’era della manipolazione digitale dell’immagine, voglia riscoprire la funzione di testimonianza e analisi della realtà cui la fotografia “pura” (per così dire) ha assolto per un secolo, attuandola negli scatti di Cartier-Bresson, di Doisneau, di Capa, di molti altri e appunto di Berengo Gardin.

Chi meglio di Berengo Gardin, dunque, poteva documentare il vuoto della città fantasma dopo il 6 aprile 2009? Non grida, gemiti e disperazione sui volti o macerie che disegnano drammatiche linee di fuga: questa è L’Aquila di molti reporter ma non del nostro. Berengo esercita lo sguardo frontale, legge orizzontalmente e bidimensionalmente il testo visivo dello sfacelo, ne osserva la disposizione delle parti e le loro correlazioni. E così, solo così, il vuoto è veramente sotto gli occhi, più duro perché posto a confronto con la pienezza di vita del “prima”.

E’ lo stesso Berengo Gardin a parlare di quel vuoto scandito da impalcature: “La cosa più impressionante”, racconta, “è il silenzio che c’è per le strade. Non passa nessuno. Non c’è nessuno. Non ci sono i bambini che giocano, le donne che fanno la spesa, la gente che va in ufficio. C’erano solo quattro cani abbandonati che giravano. E io, che sono abbastanza vecchio, ricordo a Roma com’era San Lorenzo dopo il bombardamento degli americani. Avevo 14 anni ed era la stessa cosa. I cani randagi che giravano abbandonati per la città, le case puntellate e questo silenzio di morte”.

L’Aquila prima e dopoè promossa dal Campidoglio (Assessorato Politiche culturali e Centro storico, Sovraintendenza ai Beni culturali). La mostra ha il patrocinio degli assessorati alla Cultura del Comune e della Provincia de L’Aquila.

 

Info http://www.museodiromaintrastevere.it/

Museo di Roma in Trastevere civico 1B di piazza Sant’Egidio

 

 

ottobre 2, 2012 - Posted by | cultura roma | , , ,

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