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“GARBATELLA” – Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini –

Al Teatro Ambra , da oggi 16 ottobre fino al 21, la Compagnia Matutateatro presenta GARBATELLA –Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini di e con Julia Borretti e Titta Ceccano musiche in scena Roberto Caetani, regia di Julia Borretti.

La storia d’amore tra Irene e Tommaso nella Roma degli anni Cinquanta, la lingua sperimentale di Pasolini, le canzoni romane di una volta. Un concerto per voci recitanti e chitarra, un lavoro che guarda al nuovo teatro di narrazione.

 

Garbatella ci è nato tra le mani, quasi per caso. È nato dall’incontro con una Una Vita Violenta, il secondo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Avvicinarsi a Pasolini, uomo, artista e intellettuale complesso, è sempre molto imbarazzante, ma è lui stesso che inaspettatamente ci ha messo a nostro agio. La storia d’amore tra Tommaso e Irene nella Roma degli anni Cinquanta ci ha fatto scoprire un Pasolini semplice e non cerebrale, profondamente umano. Quella che il poeta ci racconta è, infatti, una storia d’amore semplice e umana, dove il comico e il tragico si inseguono per svelare la poesia della vita. _ E quella che noi oggi raccontiamo è una storia d’amore che, nel solo spazio di un racconto, vorrebbe unire le generazioni: quelle che quegli anni li hanno vissuti e quelle più giovani che possono farne memoria.”

 

La potenza della parola pasoliniana guida l’intero racconto, e nulla vuole distogliere l’attenzione da essa: una scenografia essenziale, la musicalità della chitarra, i movimenti scenici necessari, sono tutti al servizio della narrazione.

La Compagnia Matutateatro nasce dall’incontro tra Titta Ceccano e Julia Borretti, teatranti provenienti da esperienze diverse che si trovano attorno a un progetto di teatro creativo che vede sempre l’attore al centro della creazione. La poetica di Matutateatro si nutre delle differenze, dei materiali che hanno forme, colori e sapori diversi, dando vita a un corto circuito che rende i suoi spettacoli mai uguali a se stessi e sempre vitali.

Matutateatro percorre trasversalmente la sottile linea che delimita i confini tra le arti, credendo che solo con una molteplicità di linguaggi si possa restituire la complessità del mondo. Attraverso un lavoro sull’umanità dell’attore e dello spettatore, reagendo a tutte le possibili combinazioni fra i materiali, le tecniche e le specificità personali, in scena, si rincorrono, così come nella vita, gli opposti: il comico e il tragico, l’alto e il basso.

TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA

piazza Giovanni da Triora, 15 – Roma

tel. 06 81173900

www.ambragarbatella.com

 

ottobre 16, 2012 Posted by | teatro | , , , | Lascia un commento

Un fine settimana alla scoperta del mondo delle farfalle e degli insetti – 20/21/22 ottobre a Paliano (Frosinone)

A Paliano (Frosinone), in Via Mola del Casale, dal 20 al 22 ottobre, dalle 9,00 alle 16.30 (orario utile per l’ultimo ingresso), l’Azienda Agricola Serpens, da trent’anni nel settore dell’allevamento delle farfalle e dei bachi per la pesca per scopi scientifici e naturali, organizza “IL MAGICO MONDO DELLE FARFALLE E DEGLI INSETTI”.

 

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Paliano, è organizzata e promossa in sinergia e con la collaborazione del museo didattico ‘Scienza Semplice’ e dell’Università di Tor Vergata, ed è coadiuvata dal gruppo di giovani del progetto di marketing per lo sviluppo turistico dell’area “IMMAGINI-AMO IL NOSTRO TERRITORIO“.

 

L’evento prevede un interessante itinerario educativo della durata di circa quattro ore tra bruchi, bozzoli, crisalidi, insetti, rettili e anfibi. A soli 8 euro a persona sarà possibile usufruire del servizio navetta e delle visite guidate all’azienda e al centro storico di Paliano.

 

La partecipazione del Comune a questa iniziativa privata – commenta l’evento Assessore Simone Marucciè frutto del lavoro portato avanti con il gruppo ‘Immagini-amo il nostro territorio’ che è nato nell’ambito del Piano Locale Giovani provinciale per stimolare l’imprenditoria giovanile con l’obiettivo di dare vita, per la prima volta, ad un turismo integrato. L’opportunità, in questo primo progetto ‘di rodaggio’ – aggiunge Marucci – è stata colta dall’azienda di Donatella Di Cola ma l’invito è esteso a tutti gli imprenditori del territorio affinché si possa consolidare una collaborazione con il Comune per future occasioni di promozione”.

Scarica la locandina dell’evento

Azienda Agricola Serpens

ottobre 16, 2012 Posted by | magazine | , , | Lascia un commento

In ricordo del 16 ottobre 1943: “Perché la memoria non ha parole” di Carlo Mieli e simy*

§ Ogni giorno è, numero, di memoria §

Io non so di cosa fosse fatta la terra prima del nostro arrivo lì, non so se davvero ci fossero dei fili d’erba a sorvegliare il sole o soltanto il niente ad aggrapparsi al tempo facendo scivolare le ore. Non ho mai chiesto risposte, ma di domande ne ho fatte molte.

 

Il freddo, quando apre le porte, si dimentica delle altre stagioni e lascia scivolare il tempo a marcire; ed è sottile, come le foglie sotto le suole delle scarpe.

 

Non ho mai saputo se il giorno si vergognasse ad arrivare subito dopo ogni notte, o se le stelle; le stelle, quando le vedevo; cosa pensassero di noi. Non ho mai cercato di inseguire una nuvola, la stanchezza era grande, e il sogno bruciava troppe energie.

 

Dicono che l’incubo finisce quando ti svegli, ma nei silenzi fatti di sbarre e odio, nelle albe di rigurgiti e peccati del mondo tu sei lì, a voler imparare, a dover ricordare un meccanismo che ti aiuti a risolvere il terrore del prossimo appello; una formula per non dimenticare, un teorema semplice che continui a far scivolare aria nel profondo dei polmoni, un numero, solo un numero.

 

Io respiravo e conquistavo un altro po’ di tempo per trascinarmi dietro l’agonia che riecheggiava negli occhi di chi avevo accanto, e sapevo che oggi era il futuro, oggi era già un altro ieri raggiunto.
Vedevo; allora c’ero.

 

Non so quanti compleanni abbia vissuto ogni giorno, sì ogni singolo giorno che lentamente passava aveva nel suo interminabile ripetersi di eventi una cadenza ritmata, un compleanno.
Ogni singola ora isolata era un nuovo sasso da ammassare al ricordo, ogni ora cosparsa da piccoli inutili interminabili brucianti minuti, poteva essere semplicemente una vita.
Un compleanno.
E quanti ne sono trascorsi per quelle fauci calde e nauseanti, quelle trappole per la vergogna che adesso tutti chiamiamo forni.
Trappole per la vergogna, quello è il marchio che abbiamo pagato; la vergogna; quella la nostra colpa.
So che non si spegnevano mai e si recitavano le memorie contando le costole di chi ancora cercava di festeggiare l’attesa.
L’attesa di altre ombre scendere da un treno, il desiderio di trovare altrove, al di fuori di noi, di me un corpo che sostituisse il mio, la speranza di non essere io il nuovo pasto.

 

La speranza.

 

La-spe-ran-za.

 

Fobia, distillato di ricordi a intossicare la mente, scappare dal mio corpo quella era la speranza, e pendeva come acido sul bordo degli occhi al solo pensare di averla; scivolava giù solcando il viso; e gli occhi bruciavano, bruciavano nell’ingoiare lacrime amare, e ancora più aspra era la perdita senza capirne il motivo, amaro il saluto dei propri cari, o di tutti gli altri, sconosciute immagini legate insieme solamente da quella stella, e da un colore.
Nuovi bocconi a sfamare quelle bocche, nuovi numeri da cancellare da chissà quanti elenchi, un letto in più da riempire e una bocca in meno da sfamare, un vagone in più, da fare giungere e svuotare.

 

La pelle lasciava spazio all’egoismo, si lasciava stracciare giorno dopo giorno in un susseguirsi di brividi sempre uguali, nell’inseguimento di piaghe gemelle sull’anima invecchiata.
Come carta velina.
Non c’è assorbenza se non si schiudono le braccia, non c’è riflesso se gli occhi non vedono e la paura, la paura di non riuscire a resistere sbracciava i polmoni sfinendo il corpo ancora più in profondo, e il ghiaccio si impossessava del petto quasi a voler firmare con il suo passaggio la nostra forma ricurva in tacita attesa.

 

L’attesa.

 

L’attesa.

 

L’attesa di cosa, l’ho capito solo più tardi, solo dopo essere stato in grado di ricordare, solo quando ho voluto ritornare ancora a solcare quella forma di terra impietritasi nella memoria, l’attesa di finirla con quella vita di fango.

 

Io non so se una bambola di fango e acqua ha un cuore, non so se i suoi passi fanno rumore o se i suoi grandi occhi possono vedere, ma so che noi, bambole di uomo, respiravamo, e a volte era quella la condanna più grande, era quella voglia nonostante tutto, passo dopo passo, di continuare a lasciare le nostre impronte dietro di noi, e di vederle sempre più leggere, sempre più inutili e sottili, e di bere come se fosse acqua la mortificazione più grande, l’impotenza, l’impotenza di non poter essere per noi stessi, niente di più di una piccola ombra ebrea, niente di più.
Niente di più.

 

Le giornate si alternavano alla notte con una cadenza segnata solo dal rimbombare degli appelli, io ero stato tra i fortunati che erano stati scelti per lavorare nella fabbrica.
Gli altri, quelli che erano scesi dal treno insieme a me, avevano avuto la fortuna di smettere prima con quella vita.
Forse.

 

Ogni mattina dopo il primo appello venivamo portati in quella fabbrica lì vicino; quella grande struttura di ferro, mattoni e lamiera sembrava soltanto una grande bocca affamata che ogni giorno ingoiava centinaia di noi.
Lì, non c’erano solo quelli come me, ho visto lavorare anche gente diversa dalla mia, gente inferiore comunque, nei loro sguardi normali, ma non c’era molta differenza; all’apparenza non c’era molta differenza, anzi, noi eravamo quelli con qualcosa in più.
Un numero sulla pelle.

 

Le ore si accavallavano, come quando da bambini si giocava a fare castelli di carte, una su l’altra, in un equilibrio precario come quello degli acrobati sospesi.
Da piccolo ho sempre amato vederli così, sospesi con le ali, fermi immobili in alto a decine di metri.
Ma solo in quel campo, in quelle baracche di legno e pensieri ho capito che non erano ali quelle che avevano, ma allenamento all’altezza, fatica e allenamento.
Il segreto è solo quello, sofferenza e abitudine.
Anche io sono diventato un angelo volante, dolore e allenamento, a non essere un uomo.
Il segreto è solo quello.
Solo quello.

 

Ricordare quei visi, tracciare il perimetro di quelle giornate adesso sarebbe come riparare un vecchio registratore, significherebbe ricalcare la storia su carta carbone e ossa, significherebbe dare voce alla memoria di una vita stracciata tra gas, terra, e sguardi di fango.
La memoria non potremo mai lasciarla alle spalle noi, ci basterà guardare il braccio.
La memoria non ha parole.
Ha due occhi, un cuore solo, e un numero sulla pelle.

 

§ Anno 2003 – Carlo Mieli e simy* – §

 

ottobre 16, 2012 Posted by | fuori o dentro le righe? | , , , | Lascia un commento

In ricordo del 16 ottobre 1943: “Er bucato” di Alberto Marchetti

“Er bucato” di Alberto Marchetti

 

 

ottobre 16, 2012 Posted by | fuori o dentro le righe?, video | , , | Lascia un commento

Alessandro Bertirotti: “Il femminicidio visto dall’antropologo della mente”

“Il femminicidio visto dall’antropologo della mente”

di Alessandro Bertirotti*

dalla Rubrica “E l’antropologo della mente?  Affaritaliani.it 

 

Nell’articolo 3 della nostra Costituzione si legge: “(…) rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (…)”. La IV Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite definisce nel 1995 la violenza di genere come  il mantenimento di una relazione di potere storicamente determinata tra l’uomo e la donna, favorendo, di fatto, la successiva formulazione di leggi che disciplinino il problema. Viviamo in un mondo nel quale i fondamentali diritti delle persone sono calpestati quasi quotidianamente. Tanto che le parole che si leggono nella Bibbia circa il comportamento degli empi non sembrano essere datate come possiamo credere. Si ha la sensazione, in sostanza, che certe manifestazioni dell’umana convivenza siano persistenti da sempre e che nulla di effettivamente importante sia cambiato, rispetto alla violenza del passato.

In Italia, secondo il rapporto Istat, le donne uccise nel 2011 sono state 127 (di queste, 114 sono state uccise da membri della famiglia, 68  dal partner e 29 dall’ex-partner), con l’aumento del 6,7% , rispetto all’anno precedente e nei primi mesi del 2012 sono più di 63 le donne uccise da maschi umani, che sono spesso mariti, oppure compagni o ex-partner. La maggior parte di queste vittime sono italiane (78%), come, del resto, sono italiani anche i maschi assassini (79%). E’ inutile ricordare inoltre che il 1999 è stato l’Anno Europeo della lotta contro la violenza nei confronti delle donne, perché, in genere, queste dichiarazioni pubblicitarie europee restano lettera morta, senza contribuire di fatto alla costruzione di atteggiamenti e comportamenti concretamente visibili nella vita quotidiana. Si tratta, di dichiarazioni di intenti che rimangono tali, tranne nei casi in cui l’Unione Europea debba decidere di questioni economiche per il benessere di pochi e il malessere di molti.

In questa situazione la nostra cara Italia non ha ancora firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione ed il contrasto della violenza di genere, firmata invece ad Istanbul nel 2010 dai 10 stati europei. Per fortuna in Toscana accade qualche cosa di significativo, sia sul piano politico che su quello civile. Infatti, Marina Staccioli, Consigliere della Regione Toscana e Vice Presidente della Commissione Istituzionale per l’emergenza occupazionale, ha presentato l’11 Settembre 2012, una importante mozione nella quale impegna la Giunta Regionale Toscana a farsi portavoce, presso il Governo italiano, per la modifica della materia in questione, soprattutto per quanto riguarda la semplificazione dell’iter in sede di indagini e l’eventuale condanna dei violentatori. A parte questa fortuna toscana (decisamente rara nel panorama politico della Regione…), quello che ci interessa evidenziare è l’aspetto antropologico dell’iniziativa, e cioè la rilevanza della mozione in se stessa, grazie alla quale si chiede un impegno civile ben preciso.

Siamo di fronte ad una situazione che testimonia come nel nostro paese, che comunque possiede un sistema di valori democratici che ancora sanno far fronte alle tempeste dell’individualismo esasperato, si sia lontani da una vera educazione alla differenza di genere. È in questi ambiti che possiamo valutare la sensibilità di un popolo rispetto all’idea che con la forza si impone una superiorità che il cervello dimostra di non possedere. Eppure, femmine e bambini continuano ad essere le vittime naturalmente privilegiate per esercitare su di esse quel potere che il mondo nega ad alcuni maschi umani, i quali, consapevoli spesso della loro inferiorità culturale, esprimono tanto la loro rabbia quanto il loro dolore in questo turpe modo. Per giungere al rispetto delle differenze dobbiamo cominciare a produrre pensieri adatti allo scopo nei bambini che frequentano l’asilo e dunque la scuola primaria, con temi, e giochi che mettano in luce le funzioni e le azioni che raggiungono obiettivi utili a tutti, proprio in nome di questa differenza. E sono le donne che possono insegnare a tutti noi che l’amore non ha sesso, dal momento che sono loro nelle condizioni di far crescere tanto un maschio quanto una femmina, prima ancora che questi incontrino il mondo dei maschi. Ma per fortuna, e molte donne lo sanno, il mondo dei maschi possiede anche quel rispetto e dolcezza nei riguardi della donna che convive assai bene nel dialogo e nell’affetto che un vero uomo sa esprimere nella propria vita.

 

http://affaritaliani.libero.it/rubriche/antropologo_mente/il-femminicidio.html?refresh_ce

 

L’AUTORE – Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Antropologia della mente presso la Scuola di specializzazione in Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Il suo sito è http://www.bertirotti.com/

 

ottobre 16, 2012 Posted by | alessandro bertirotti | , , , | Lascia un commento

La Foto del Giorno di…Stefano Cracco

Stefano Cracco

 

Stefano Cracco

ottobre 16, 2012 Posted by | La Foto del Giorno di... | , | Lascia un commento