bumbi Media Press

un sentire, mai sentito, è ascoltarmi (sb)

Alessandro Bertirotti: “La visione del mondo”

“La visione del mondo”

di Alessandro Bertirotti*

dalla Rubrica “Il professionista” Controcampus.it

 

La maggior parte di ciò che gli animali compiono e conoscono è il frutto di una trasmissione genetica. Per esempio, una zebra sa istintivamente fuggire all’odore di una leonessa. Diversamente accade per gli esseri umani, perché essi sono psicologicamente e cognitivamente incompleti alla nascita e le informazioni genetiche umane non forniscono informazioni sufficienti alla sopravvivenza senza una adeguata esperienza.

Ciò significa che gli uomini devono, in qualche modo e misura, imparare a vivere, ossia ad amare e conoscere (Bertirotti A., 2011). E l’apprendimento negli uomini è il risultato di “(…) un processo sociale di interazione e socializzazione attraverso cui si trasmette la cultura” (Griswold W., 1997:36-37).

In effetti, la cultura è il complesso delle interazioni umane con cui si trasmettono modelli di comportamento e di significato. Con essa si attribuiscono orientamenti alle azioni, ci si protegge dal caos e si dirige il comportamento verso determinate linee di condotta, allontanandosi da altre.

In essa convivono fattori politici ed economici, istituzioni, simboli, atteggiamenti condivisi, mentalità che rappresentano e orientano le relazioni umane e ambientali. In un termine solo, la cultura è espressione della Weltanshauung di una comunità o di un popolo.

La Weltanshauung (dal tedesco welt, “mondo”, ashauung, “visione”), talvolta alternata con Weltansicht, denota l’ampia visione mentale che una singola mente e un gruppo di menti possono avere delle cose del mondo, con l’intento di tenerle unite fra loro come fossero un tutto unico.

Parlare, per esempio, di una visione cristiana del mondo, è dire che il Cristianesimo possiede una propria visione di Dio, una propria visione dell’uomo e del peccato, una sua visione della redenzione, del progetto di Dio nella creazione e nella storia, una sua visione del destino umano: tutto ciò è costitutivo di una Weltanshauung o della cristiana visione del mondo.

Ad ogni Weltanshauung è legata l’acquisizione di valori, simboli, rituali, materiali e lessico trasmessi attraverso un linguaggio tipico che tutti gli appartenenti al gruppo che possiede tale visione, comprendono. Nel condividere una determinata visione del mondo, gli individui sviluppano un senso di appartenenza, perché ricevono sostegno, sicurezza e si gratificano con l’approvazione comune: essi “vengono assimilati in un noi che li supera e li protegge” (Perrotta R., 1988:31).

Ogni sistema strutturato religioso o filosofico presenta una specifica Weltanshauung, e la forma primigenia la si incontra nello sforzo esplicativo presente nelle cosmogonie (teorie sull’origine e sviluppo del cosmo) e nelle teogenesi (teorie sulla presenza e sviluppo di dio).

Il pensiero filosofico umano, sia esso Occidentale che Orientale, è caratterizzato dalla presenza costante di risposte alla domanda essenziale che l’umanità pone al Cosmo, ossia del “perché esso si è costituito e formato come tale, secondo quali leggi”.

Ecco che si fa così ricorso a ciò che è possibile sperimentare giornalmente e che è (sia) assimilabile alla nostra idea di vita e vitalità: acqua, aria, fuoco, caldo, umido, numeri, calcoli, geometrie, e cosi via. In questo modo, il fulmine non è più considerato l’arma di Zeus, forgiata per lui dai Ciclopi, ma l’effetto del vento che esce a forza da una nube; i tuoni non sono più la voce tonante di Giove, ma “il fragore della nube che si lacera” (Anassimandro, VI sec. A.C.).

Lucrezio, nel suo celebre De Rerum Natura, propone “Nam tibi de summa caeli ratione deumque/disserere incipiam et rerum primordia pandam,/ unde omnis natura creet res, auctet alatque,/ quove aedem rursum natura resolvat (…) ” (Lucrezio, I sec. a. C., Libro I, vv:54-57).

Immanuel Kant introduce l’idea della Weltanshauung nel pensiero moderno, assegnando alla Weltbegriff (il concetto del mondo) la funzione di connettere sistematicamente tutte le nostre esperienze in un’unità (Weltganz).

Anche Auguste Comte, padre del positivismo e della Sociologia, ritiene che sotto e al di là di tutti i dettagli nelle nostre idee circa le cose, vi sia un certo esprit d’ensemble, una concezione generale del mondo esterno e del mondo interno, nel quale i dettagli della nostra vita si raccolgono sotto un unico cielo.

I gruppi umani dunque condividono e difendono come vere, immutabili e necessarie le proprie visioni del mondo, anche se l’Antropologia della mente evidenzia invece che le verità immanenti sono sempre molte e tendono ad essere diverse, addirittura opposte, in contesti differenti.

Secondo una interpretazione empiristica della cognizione umana, ossia del modo attraverso cui conosciamo la realtà, noi tutti vediamo e crediamo ciò che siamo stati abituati a vedere e a credere, confondendo tali visioni con qualcosa di autentico.

Le cose viste, conosciute, credute ed analizzate diventano così prive di quell’oggettività che invece si vuole riconoscere loro. La realtà, come sottolineano Berger e Luckmann, è però il risultato di un costruzione sociale e si attribuiscono a questa realtà significati diversi a seconda dei nostri modi di vedere, pensare, sentire, e così via.

In sostanza, è la visione del mondo che ci induce a ragionare sulla realtà e a risolvere i problemi, appunto secondo i criteri della visione stessa.
Si prenda ad esempio la morte infantile. Negli USA, dove la mortalità infantile è decisamente bassa, la morte di un bimbo è tragica ed orrenda.

Nelle favelas di San Paolo del Brasile, dove regnano estrema violenza e povertà, i bambini sono considerati esseri umani potenziali, non propriamente reali e la loro morte è un evento quasi di routine. Le madri reagiscono alla morte dei figli con fatalismo e una quasi totale assenza di emozioni, come mi dissero alcuni colleghi psicologi nel 2009 durante un congresso dedicato alla Pedagogia e Psicologia in America Latina, tenutosi vicino a Città del Mexico.

“La morte di un bimbo non significa «uno dei nostri figli è morto» ma «una creatura che non era destinata a vivere(…) se n’è andata. Egli era un angelo, non un umano ed è tornato in cielo»” (Griswold W., 1997:119).

Consideriamo ora un atteggiamento di tipo ordinario, rispetto a quello della morte infantile, ossia quello verso l’abbigliamento. Al nostro modo di vestire è attribuito un insieme di valori, significati e visioni del mondo. Una ragazza che a Caltanissetta indossa una minigonna comunica di essere troppo disinibita, mentre la stessa ragazza con la stessa minigonna a Milano comunica disinibizione, autostima ed anche “intelligenza”.

L’abbigliamento parla e presentarsi la mattina in ufficio con una regolare cravatta regimental è diverso che indossare una cravatta psichedelica. Ecco come la moda si basa su codici e convenzioni, molti dei quali sono rigorosi, intoccabili, difesi da sistemi di sanzioni e incentivi, e venir meno alle regole dell’etichetta vuol dire attirarsi l’ironia, il ridicolo, ma qualche volta può comunicare il proprio coraggio e successo.

In sostanza, la visione del mondo che ogni cultura esprime è rinvenibile in tutte le azioni quotidiane e straordinarie che quel gruppo umano mette in scena, sotto le più disparate forme di creatività e mantenimento della tradizione.

Ecco perché, di fronte alle novità e alla storia presenti in ogni gruppo umano, l’antropologia della mente cerca di comprendere quale relazione esista fra la mente singolare e la mente plurale, tra l’individualità della persona e l’individualità della società, nella quale ogni individuo si rappresenta.

Certo, senza società e cultura la nostra specie non potrebbe essere quello che è, non potrebbe in definitiva esprimere la propria visione del mondo e questo significa che ogni individuo esiste e si rigenera solo nel rapporto costante con gli altri esseri viventi e nella solitudine si può avere solo una visione del mondo mortifera.

 

 (http://www.controcampus.it/2011/06/la-visione-del-mondo-di-alessandro-bertirotti/)

*Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È Visiting Professor di Antropologia della mente presso la Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università Campus Bio-medico di Roma e Docente a contratto di Psicologia generale presso l’Università di Genova, Facoltà di Architettura. Nell’aprile 2009, ha tenuto un ciclo di lezioni durante il Terzo Congresso Internazionale di Psicologia, presso il Centro Universitario de Ixtlahuaca (CUI), in Mexico, sul tema della costruzione dell’etica nell’umanità. È socio fondatore e vice presidente della ANILDA (Associazione Nazionale per l’Inserimento Lavorativo e l’emancipazione dei Diversamente Abili – http://www.anilda.org) con sede a Milano. È presidente dell’Associazione Culturale Opera Omnia (www.associazioneoperaomnia.org), che si occupa di comunicazione culturale e scienze esoteriche. Fa parte di Comitato Scientifico del Centro Studi Internazionale Arkegos di Roma. E’ membro dell’International Institute for the Study of Man di Firenze, dell’A.I.S.A. (Associazione Interdisciplinare di Scienze Antropo-logiche) e della Società di Antropologia ed Etnologia di Firenze. E’ membro del Dipartimento Medico-Legale ed opinionista del Movimento Uomo Nuovo di Napoli, presso il Centro di Pastorale Carceraria della Curia di Napoli. È direttore scientifico della collana Antropologia e Scienze cognitive per la Bonanno Edizioni, e membro della Direzione scientifica della Rivista scientifica on-line http://www.neuroscienze.net.

Il suo sito è http://www.bertirotti.com/

ottobre 26, 2012 - Posted by | alessandro bertirotti | , , , ,

Al momento, non c'è nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: