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Alessandro Bertirotti: “Compromettersi fa bene… a volte”

“Compromettersi fa bene… a volte”

di Alessandro Bertirotti*

dalla Rubrica “E l’antropologo della mente?  Affaritaliani.it 

Durante la nostra esistenza ci capita spesso di avere esperienze ravvicinate con altre persone, sia per motivi professionali che per motivi personali. Sulla base del criterio vantaggioso/svantaggioso e delle emozioni che esso suscita, si costruisce, simbolicamente e materialmente, una vera e propria realtà nuova.

E questa costruzione si manifesta sotto forma di narrazione, ossia di trattativa, di cui fanno parte necessariamente le esperienze dei singoli individui.

Molto spesso sentiamo dire che il compromesso è qualche cosa di negativo,come se fosse possibile farne a meno. È un’idea decisamente bizzarra, che spiega, forse, la tendenza della tradizione popolare a semplifi­care eccessivamente le difficoltà relazionali umane, nel tentativo di vedere in esse solo un insieme di cause e di effetti.

Ad una attenta analisi, il termine compromesso appare composto da cum, “con”, pro, “a favore di” e mittere, che, sempre in latino, significa “porre, mette­re”, e anche “mandare verso”, come indica il termine mittente, e che “giunge da”. Quando sono di fronte ad un compromesso, non faccio altro che mettere con qualcuno qualche cosa a favore di.

Per esempio, quando ci si innamora, si entra in un compromesso, perché si mette la propria esistenza a favore di qualcuno. In questa originaria e primigenia accezione, il termi­ne compromesso direi che caratterizza l’intera esistenza umana, e senza di esso non sarebbe possibile nessuna forma di aggregazione evolutiva. Senza com­promessi, non solo non esisterebbe quella struttura sociale che serve biologicamen­te alla cura della prole e che chiamiamo famiglia, ma non esisterebbero gruppi sociali, confraternite, associazioni, albi professionali e, infine, nemmeno istituzioni.

Certo la compromissione richiede tempo per portare i suoi frutti, che non pos­sono quasi mai riferirsi alle diverse fasi temporali che caratterizzano un rapporto compromissorio.

Mi spiego meglio.

Il futuro esiste nella mente umana solo se legato a condotte costanti e tenaci che lo rendano sempre più possibile. Se io credo di poter mantenere in vita un rapporto di coppia basandomi sui comportamenti manifesti del partner, senza ipotizzare errori, sarà certamente impossibile che tale rapporto si consolidi nel tempo. Se invece, sono costante nel perseguire la meta, che è la salvaguardia del rapporto amoroso nel tempo, sarò in grado di sopportare e valutare come perio­dici ma superabili, i momenti in cui l’obiettivo e le forze per perseguirlo sono magari meno presenti.

In altri termini, quando in alcune situazioni di vita le mie azioni sembrano meno costanti e coerenti rispetto alle precedenti, nel raggiungimento dello scopo, è utile ricordare a noi stessi l’obiettivo finale per non abbandonarsi al pessimismo.

La nostra mente procede sempre per fasi concre­te di realizzazione, e solo metaforicamente mantiene presente come un tutto unico la realtà. In effetti, operiamo sempre bilanci, che sono la raffinata sintesi fra i risultati che si possono ancora raggiungere e quelli che si sono effettivamente raggiunti.

Vi sono ovviamente situazioni in cui il compromesso non funziona o si rivela utile solo parzialmente nel tempo, perché una delle due persone non merita questo tipo di relazione affettiva. In questi casi, siamo di fronte ad un errore del discernimento iniziale, perché ad una attenta analisi, direi che esistono sempre degli indicatori comportamentali nelle persone che ci agevolano nella valutazione generale. Molto probabilmente in queste situazioni, le aspettative delle due persone implicate nella relazione affettiva sono diverse, e forse uno dei due soggetti in questione è semplicemente un simulatore. Ecco perché diventa necessario, dal mio punto di vista, ricevere una educazione familiare volta al giusto compromesso: per imparare a discernere fin da piccoli dove esso esiste veramente e dove si presenta solo come una mistificazione.

 

(http://affaritaliani.libero.it/rubriche/antropologo_mente/compromettersi-fa-bene-a-volte.html)

 

*Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Antropologia della mente presso la Scuola di specializzazione in Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Il suo sito è http://www.bertirotti.com/

novembre 28, 2012 - Posted by | alessandro bertirotti | , ,

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