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Giornata mondiale diritti umani: azioni di solidarietà per gli Awá, la tribù più minacciata del mondo

In concomitanza con la Giornata mondiale ONU per i diritti umani, i sostenitori di Survival International hanno manifestato in vari paesi per sollecitare il Brasile a salvare gli Awá, la tribù più minacciata del mondo.

Una donna in costume carnevalesco ha guidato la manifestazione davanti all’ambasciata brasiliana di Londra esibendo un chiaro messaggio diretto al governo. Accanto a lei, un gruppo di sostenitori di Survival con magliette, cartelli e adesivi recanti lo stesso slogan: “Brasile: salva gli Awá”.

Le manifestazioni inaugurano una campagna virale mondiale di Survival che sollecita la gente a “liberare la fantasia” per far crescere ovunque un forte movimento d’opinione a sostegno della tribù.

Survival International, che ha coordinato presidi simultanei in 6 capitali europee e in California, ha poi consegnato una lettera ad ambasciatori e consoli del Brasile in ognuna delle città coinvolte: Londra, Parigi, Madrid, Milano, L’Aia, Berlino e San Francisco.

Il testo chiede al Brasile di mantenere le promesse fatte, ovvero l’impegno ad adottare “misure urgenti” per espellere gli invasori illegali dai territori awá già demarcati.

Se l’invasione e la distruzione non saranno fermate adesso, subito” si legge nella lettera, “noi [Survival] crediamo che gli Awá avranno ben poche speranze di sopravvivere.”

In Spagna, i sostenitori di Survival hanno anche consegnato all’ambasciata una grande scatola per ricordare alle autorità i quasi 50.000 messaggi già inviati al Ministro della Giustizia da quando la star cinematografica Colin Firth, testimonial dell’associazione, ha lanciato la campagna per la tribù, nel mese di aprile.

Gli attivisti olandesi hanno realizzato stencil giganti nella famosa piazza Dam di Amsterdam mentre a Milano i sostenitori di Survival si sono radunati in piazza Duomo, indossando pettorine e cartelli di solidarietà.

La preoccupazione internazionale per la drammatica situazione in cui versa la tribù più minacciata del mondo si è mantenuta forte e chiara per quasi tutto l’anno” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry. “Ciò nonostante, la deforestazione illegale continua ad avanzare rapidamente. Gli Awá e i loro sostenitori chiedono al Brasile di usare la Giornata mondiale ONU per i diritti umani come trampolino di lancio per un intervento.”

 

Immagini e approfondimenti —>QUI

 

 

dicembre 10, 2012 Posted by | fuori o dentro le righe? | , , | Lascia un commento

Alessandro Bertirotti: “La gelosia”

ALESSANDRO BERTIROTTI“La gelosia”

di Alessandro Bertirotti*

dalla Rubrica “Il professionista” Controcampus.it

La gelosia, sentimento vecchio come il mondo, è stata studiata da discipline diverse ed ogni ottica ci ha presentato una sfaccettatura interessante ed importante. Forse, integrando i differenti punti di vista, potremo capire qualcosa di un sentimento così complesso.

Abbiamo l’ipotesi biologica di Donatella Marazziti, che, analizzando le radici biologiche di questa emozione e comportamento, individua la causa della gelosia nell’alterazione del sistema serotoninergico, con un numero minore dei trasportatori della serotonina. La Serotonina è responsabile del tono del nostro umore ed è dunque legata alle emozioni sia di piacere che di dispiacere. Una sua adeguata produzione e circolazione all’interno del cervello veicola la percezione più o meno positiva di se stessi e degli altri.

Vi è poi l’ipotesi antropologico-culturale, secondo cui la gelosia compare per la prima volta circa un milione di anni fa nelle pianure africane, dove la vita non era per nulla facile. Il maschio preistorico era geloso perché non voleva figli da allevare che non fossero suoi, visto che era già tanto impegnativo nutrire i propri. Questo lo rendeva sospettoso nei confronti di possibili intrusi. La femmina invece era gelosa perché temeva che l’uomo, distratto da altre femmine, potesse trascurare la propria prole e venisse così a mancare il sostentamento alla propria famiglia.

Infine, abbiamo l’ipotesi psicologica di Peter Schellenbaum, secondo cui “i bambini non amati crescono convinti di avere una colpa che condanna all’espulsione permanente dal paradiso dell’affettività”. Il bambino non amato tende ad aggrapparsi al suo oggetto d’amore e vi si attacca sempre più in un abbraccio che nasce dalla paura.
È la tipica sindrome da aggrappamento descritta dallo psicanalista ungherese Imre Hermann. Nella prima infanzia la sindrome da aggrappamento viene superata percorrendo la strada dell’autonomia dosata, cioè basata sulla sicurezza di poter tornare ogni volta al nido materno. La sindrome di aggrappamento, che è praticamente il timore di lasciare il “marsupio”, mette in evidenza le tante facce della paura di rimanere soli, e spesso diventa gelosia. Invece di negarla, distruggendo qualcosa che è radicato fin dall’inizio nel più profondo di noi, occorre imparare che l’oggetto d’amore può essere condiviso. Il nostro desiderio è senza frontiere: gli si devono imporre degli argini, non per incarcerarlo, ma per farlo scorrere come un fiume verso il mare, altrimenti la gelosia diventa espressione d’odio più che d’amore.

Le ricerche dimostrano che uomini e donne sono diversamente gelosi. I maschi sono più reattivi di fronte al tradimento sessuale, perché si sentono colpiti nella loro autostima, mortificati dal confronto con il rivale, mentre le donne temono maggiormente il tradimento affettivo, dimostrando una maggiore preoccupazione per i risvolti che il tradimento può avere sul loro futuro e quello della famiglia, quando ci sono figli.

Oggi, nei giovani la paura del tradimento sessuale si sta affievolendo. I maschi tendono a non mettersi in discussione, e la gelosia scatta quando c’è un altro, un rivale simile a loro, che però riesce meglio nello sport e nel lavoro. Le femmine, al contrario, temono quelle che sentono “diverse”, dissimili, soprattutto se più giovani e più belle.

Un altro spunto di riflessione è il giudizio diverso che, per tradizione, si dà del tradimento del maschio o del tradimento della femmina. Secondo J. K. Campbell, l’onore maschile tende ad essere competitivo e attivo: una volta compromesso può essere ripristinato, mentre l’onore e la vergogna femminili sono invece passivi e difensivi: una volta perduti, non si possono recuperare.

Willy Pasini riferisce “per gli psicologi evoluzionisti, questo è un residuo del fatto che i nostri antenati meno gelosi hanno generato un numero inferiore di discendenti, e quindi i gelosi hanno avuto la possibilità di meglio riprodursi (e trasmettere i loro geni) fino ai nostri giorni. Una gelosia “mediterranea”, insomma, al servizio dell’umanità e della riproduzione. Gli evoluzionisti sostengono infatti che era naturale che il maschio fosse geloso, perché si è dovuto “adattare” all’ambiente e alle compagne “traditrici”, in quanto pare che l’infedeltà ottimizzi il potenziale di fertilità femminile. Ed è vero: ancora oggi una percentuale del 3 al 6 per cento dei bambini risulterebbe illegittima se li sottoponessimo tutti all’esame del sangue o del DNA.

Questo antico impulso “di difesa” rimane inconscio e stimola la possessività. Così si spiega come, anche oggi che possiamo evitare di avere figli grazie alla contraccezione, la gelosia continui a tormentarci come faceva con i nostri antenati.

Anche adesso, che non esiste più l’omicidio con attenuante del “delitto d’onore”, molti uomini hanno reazioni maschiliste per quanto riguarda sessualità e possessività. Però, se oggi domandiamo alle donne infedeli perché tradiscono il marito, la risposta è assolutamente “emozionale”, centrata su di sé: per ritrovare fiducia e per vivere, con un altro uomo, brividi erotici dimenticati o mai provati. Il meccanismo evoluzionista – tradire per aumentare il potenziale riproduttivo – è stato coperto da altre motivazioni, più centrate sulle emozioni femminili”(W.Pasini,2003, Gelosia. L’altra faccia dell’amore, Mondadori Editore, Milano, pgg. 22-23).

 

 (http://www.controcampus.it/2011/10/la-gelosia/)

 

 

Biografia

*Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È Visiting Professor di Antropologia della mente presso la Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università Campus Bio-medico di Roma e Docente a contratto di Psicologia generale presso l’Università di Genova, Facoltà di Architettura. Nell’aprile 2009, ha tenuto un ciclo di lezioni durante il Terzo Congresso Internazionale di Psicologia, presso il Centro Universitario de Ixtlahuaca (CUI), in Mexico, sul tema della costruzione dell’etica nell’umanità. È socio fondatore e vice presidente della ANILDA (Associazione Nazionale per l’Inserimento Lavorativo e l’emancipazione dei Diversamente Abili – http://www.anilda.org) con sede a Milano. È presidente dell’Associazione Culturale Opera Omnia (www.associazioneoperaomnia.org), che si occupa di comunicazione culturale e scienze esoteriche. Fa parte di Comitato Scientifico del Centro Studi Internazionale Arkegos di Roma. E’ membro dell’International Institute for the Study of Man di Firenze, dell’A.I.S.A. (Associazione Interdisciplinare di Scienze Antropo-logiche) e della Società di Antropologia ed Etnologia di Firenze. E’ membro del Dipartimento Medico-Legale ed opinionista del Movimento Uomo Nuovo di Napoli, presso il Centro di Pastorale Carceraria della Curia di Napoli. È direttore scientifico della collana Antropologia e Scienze cognitive per la Bonanno Edizioni, e membro della Direzione scientifica della Rivista scientifica on-line http://www.neuroscienze.net/.

Il suo sito è http://www.bertirotti.com/

 

dicembre 10, 2012 Posted by | alessandro bertirotti | , , | Lascia un commento

Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente: “UN POMERIGGIO SALVATO DAL BARBAROSSA”

Fin dalle elementari tutti abbiamo imparato a rabbrividire al nome del Barbarossa (Federico), ferocissimo condottiero di eserciti invasori, distruttore di città e paesi e acerrimo nemico dei Democratici Comuni Italiani. Oggi, pomeriggio del 3 dicembre, al Teatro Vittoria ci siamo trovati a benedire il nome di un altro Barbarossa (Luca), un angelico bagnino che è corso al salvataggio di un evento sul punto di affondare.

 “La città e il paese che vorrei” è il titolo dell’incontro, organizzato dall’Associazione RomaFutura, che andiamo a descrivervi. Le intenzioni erano ottime, la realizzazione molto meno.

Prima di spulciare i particolari bisogna dire che, come spesso succede negli incontri in cui tutti i partecipanti sono dalla stessa parte, il clima va a finire che si sbrodola in un fastidioso autocompiaciuto buonismo condito con un pizzico di new age, e molta insistenza nel far vedere quanto siamo bravi. A cominciare dalle testimonianze che scorrono sullo schermo “Vogliamo una città dove per strada si canta”, “Via le barriere architettoniche”. Molto pittoresco e vero, chi oserebbe pensare il contrario? Ma serve qualcosa di più concreto e soprattutto pratico.

Video della Sora Cesira. La quale si è inventata una bella chiave. Prende filmati dei famosi e gli toglie il testo originale sostituendolo con uno sberleffo, qualche volta azzeccato, qualche volta no. Come oggi. Ha preso Gabriella Ferri e nell’intenzione di farla ancora più romanesca le mette in bocca troppi “mortacci tua” e “che ce frega”. Inutilmente pesante.

A seguire, il qualunquismo altrettanto romanesco del rapper mascherato Johnny (o meglio Gionni) Palomba. I soliti riferimenti, piuttosto frusti (sull’ovvio una rinfrescatina ci sta sempre bene), all’inefficienza dell’amministrazione di città quando piove, o nevica, o il solito traffico. Banale.

Poi una maestra di scuola (vera) che, dopo essersi molto scusata per l’emozione parte con un interminabile pistolotto a sfondo edificante, stile sinistra anni settanta. Esiziale.

Tiziana Foschi ci regala una tirata parodisticamente razzista (vorrebbe rappresentare, per metterlo alla berlina, il contraddittorio di destra). Troppo lunga, troppo ripetuta e soprattutto troppo urlata.

Per fortuna a un certo punto è apparso in scena un vecchio gentiluomo, Ettore Scola, che con la sua sola presenza ha rialzato parecchio il tono ricordando la sua lontanissima (nel tempo) scuola elementare tutta bianca (di pelle, non di intonaco), diventata in questi ultimi anni multietnica: bambini neri, gialli e qua e là ancora qualche bianco. Una testimonianza positiva, finalmente.

L’imitazione. L’imitato: il sindaco Alemanno. L’imitante: Max Paiella. Limitante l’imitazione per il livello generale; vecchia storia fare il verso a qualcuno. Ma poi fa ridere perché lui è bravo

Ha cantato molto bene, e parlato meno bene, Tosca.

Due benemeriti che lavorano nel sociale imbastiscono una specie di teatrale battibecco allo scopo di spiattellare tutto quello che andrebbe fatto dalle autorità, ma che le autorità non fanno; e che invece viene fatto dai singoli con sacrifici di tempo, denaro, vita. Tutto sacrosanto, naturalmente, ma somministrato con tanta virtuosa petulanza, e senza un minimo rispetto dei tempi e dei ritmi (è pur sempre un’incontro di e per gente di spettacolo) che a un certo punto abbiamo temuto che qualcuno decidesse di abbatterli direttamente lì, sul palco.

Applausi ogni volta possibile, cioè troppo spesso.

Risate a ogni volgarità.

Insomma, una specie di bagaglino, di sinistra, ma sempre bagaglino.

Ci fermiamo qui.

Perché il Barbarossa salvatore? Perché Luca, benedetto dalla fortuna che gli ha dato una sottile ironia, un costante sottotono, la capacità di intervenire con garbo per neutralizzare i troppo pedanti, un bell’aspetto, una sommessa parlata romanesca, ma soprattutto una leggerezza in tutto quello che fa e dice, ha saggiamente utilizzato a nostro vantaggio queste doti per tutta la sua conduzione dell’incontro. E, come dicevamo prima, ha salvato il pomeriggio. Bravo Barbarossa.

A proposito, dimenticavamo di dirlo: ha anche cantato. Bene.

 

PS. Accidenti! Ci eravamo preparati una scorta extra di veleno entrando mercoledì sera alla Sala Sinopoli del Parco della Musica per il “Concerto per cento chitarre elettriche” di Tadini-Burns, convinti che fosse una bufala. Cento chitarre? E dove le trovano? Saranno registrate, saranno doppiate. E invece sul palco c’erano tutte, più i bassi. Ragazzi e ragazze in fermento, entusiasti di stare lì. Come noi, d’altra parte, che ci siamo divertiti dall’inizio alla fine a questo concerto rock, ma con un direttore vero (l’ottimo Tonino Battista, un uomo che sprizza energia ma anche finezza musicale a ogni gesto), i chitarristi, tutti e cento, con lo spartito davanti, un batterista esplosivo e un superbo Stef Burns solista. Bellissima musica monocellulare (una nota e quattro accordi), molto emozionale, aggressiva ma anche lirica. Bel colpo d’occhio, oltre che d’orecchio su questa moltitudine di ciuffi e pelate di musicisti sorprendentemente a loro agio in una situazione quanto meno inconsueta. Niente altro da dire, se non anche a loro: bravi!

 

 

 

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

 

Per andare a visitarlo basta un click su questo link:  http://blog.libero.it/torossi

 

 

 

(Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente)

dicembre 10, 2012 Posted by | le lune_dì stefano torossi, il cavalier serpente | , , | Lascia un commento

La Foto del Giorno di…Yasuhito Shinagawa

Yasuhito Shinagawa

 

Yasuhito Shinagawa

dicembre 10, 2012 Posted by | La Foto del Giorno di... | , | Lascia un commento