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Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente: “DISPETTI DELLA SIAE”

Il primo marzo è stato allietato da un evento faraonico: le elezioni alla Siae. Una spesa probabilmente spropositata per affittare il palazzo dei congressi di Roma, e per scritturare una sterminata schiera di hostess e steward, con una caterva di superflui computer a disposizione. Più o meno uno a tre per i pochi associati venuti a votare (circa millecinquecento su almeno centomila aventi diritto).

E sì, perché le cose sono state rese davvero complicate, che di più non sarebbe stato possibile.

Intanto si è votato solo a Roma, con tutte le sedi regionali a disposizione, e soprattutto con la moderna tecnologia che avrebbe permesso un collegamento sicuro, facile e istantaneo. Un dispetto?

Poi, la delega che era stata garantita gratuita presso qualunque ufficio comunale, è risultata nella maggior parte dei casi certificabile solo dal notaio. Settanta euro in media. Un altro dispetto?

E in più, pur essendoci tutto il giorno per il voto, gli associati dovevano arrivare all’EUR (per chi non lo sapesse, zona molto decentrata della città) al massimo entro le undici del mattino per accreditarsi. Un altro dispetto ancora! Forse per evitare le file? Neanche per sogno, con tutti i computer a disposizione, non ci sarebbero state di sicuro.

Il risultato? Che praticamente tutti quelli che avrebbero voluto venire da fuori sono stati esclusi.

Malgrado la fantascientifica dotazione, poi, in sala si schiattava dal caldo. Forse il condizionamento era un extra e su questo si è voluto risparmiare. Mentre non si è risparmiato sui cornetti, le bombe e i bignè, peraltro buoni, presenti in quantità impressionanti sui vassoi del buffet. Niente di salato, però. E neanche un bicchiere di prosecco verso il pomeriggio. Misteri del catering. O paura che i maestri si imbizzarrissero con l’alcol?

Nonno Gianluigi (il nostro ultranovantenne commissario Rondi) è rimasto valorosamente sul pezzo tutta la giornata, anche se verso la fine, nel momento più importante, cioè quando c’era da leggere i risultati si è impappinato, tanto è vero che uno dei subcommissari è dovuto intervenire a scandire meglio. Un po’ come nei matrimoni di campagna. All’inizio, tutti composti, poi poco a poco i suoceri si appisolano, i giovani amorosi ne approfittano, la servetta ruba per conto suo, e alla fine chi ci rimette sono gli invitati.

Numerosi gli interventi al microfono, alcuni condivisibili, altri inutili e, come spesso accade fra noi artisti, troppo autoreferenziali.

Per tutto il tempo le prime file sono state abbagliate dalla candida luce riflessa da una grossa mongolfiera che fluttuava sul palco, in seguito identificata come la pancia del D G Blandini.

 Insomma, un pittoresco pic nic, anzi, una gita fuori porta che comunque ci ha dato l’occasione di salutare amici che non vedevamo da tempo. Certo, cara come scampagnata, ma evidentemente bisognava fare bella figura…

Per finire, nel parcheggio davanti al palazzo c’erano non una (precauzione forse ragionevole data l’età media dei votanti) ma ben due ambulanze. Perché due? “Presto detto – ci ha chiarito un arguto collega di cui non faremo il nome – in caso di emergenza, in una c’è il defibrillatore. In caso di catastrofe, nell’altra c’è l’inceneritore”.

 

 

P.S. La settimana scorsa avevamo promesso un’esternazione di Allevi. Eccone parecchie, emesse in occasione del suo recente concerto così annunciato dai giornali: “28 febbraio, Auditorium della Conciliazione. Giovanni Allevi – Sunrise”, e l’aggiunta più importante: SOLD OUT. Vorremmo averli noi tutti i suoi furbissimi sold out. Certo, se il pubblico ci va, ha senz’altro ragione lui. Confessato questo peccato di bassa invidia, cerchiamo di riscattarci smascherando la scempiaggine del suo pensiero. “l’ultimo album Sunrise che in italiano vuol dire alba…un’alba colorata che segue un periodo buio e che per questo motivo è ancora più intensa. E’ successo che questo era solo un percorso mio interiore, ma improvvisamente ha assunto una dimensione collettiva…” e giù in uno svenevole sbrodolio new age. Questo sulle pagine di Repubblica.

Più istruttivo l’ascolto di una puntata dell’incontro radio “Citofonare Cucchiarini” in cui Lorella, fra sciocche risatine e imbarazzanti slinguazzate al genio (compreso, compreso anche troppo), dà al nostro l’occasione di spararne altre, anche lui ridacchiante come una scolaretta. “La musica mi arriva in testa già strutturata”…”Mentre dirigevo il concerto, saltellavo giulivo davanti all’orchestra”…”Il buio che ha preceduto sunrise era dovuto alle critiche di un anziano violinista (per chi ancora non lo sapesse, Uto Ughi, uno qualsiasi, insomma), ma una notte in sogno mi è venuta una melodia, e allora con questa ho composto il mio concerto per violino e orchestra” per continuare alternando ai vaneggiamenti verbali, l’ascolto di brani che definire pappette di semolino sarebbe davvero sperticato. Fabio Vacchi, per citare un critico fra molti, di Allevi dice: …“non riesco neppure ad avere opinioni su di lui”. Forse un tantino snob, ma in fondo siamo d’accordo anche noi.

Però, a costo di ripeterci per la milionesima volta, tanto di cappello a uno che riesce a trasformare il semolino in oro.

 

                                           

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link:  http://blog.libero.it/torossi

 

 

 

 

marzo 11, 2013 Posted by | le lune_dì stefano torossi, il cavalier serpente | , | Lascia un commento

La Foto del Giorno di…Fernando Della Posta

Fernando Della Posta

 

marzo 11, 2013 Posted by | La Foto del Giorno di... | , | Lascia un commento