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Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente: “PERCHE’ SIAMO RIMASTI SENZ’ORGANO”

Cominciamo un micidiale pomeriggio, il 17 aprile, alla Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato con la presentazione di un libro intitolato “Cesano, borgo fortificato sulla Via Francigena”. Immaginiamo la domanda sulle labbra dei nostri lettori.  “Ma che ci vai a fare a questi appuntamenti?” Non è masochismo, o forse sì, però la sala è bellissima: una delle tante biblioteche barocche di Roma, e l’argomento ci sembrava interessante. Invece, muffa. I professori sussiegosi e prolissi. Alcuni non sanno usare il microfono, quindi l’intervento si riduce a un bisbiglio soporifero (il Prof. Antonio Paolucci, sembrava preparato, ma che avrà detto?) Altri, il microfono lo padroneggiano, ma la concisione no, e allora, la faccenda degenera in una tortura per salvarsi dalla quale l’unica salvezza è la fuga (il Prof. Donato Tamblè, scandiva bene ma sembrava diretto verso l’infinito).

 

Perciò l’abbiamo presa, la fuga, verso la Casa del Cinema dove l’amico Manuel De Sica presentava il suo libro dal divertente titolo “Di figlio in padre”. Qui, gente diversa: cinema e teatro, con naturalmente molti dei presenti fuori tempo massimo. Lui, Manuel, divertente, spigliato, aneddotico e soprattutto breve. Invece il suo vicino di cattedra, Gualtiero De Santi, presente come suo editor e alter ego letterario: insomma, quello che lo ha aiutato a scrivere il libro, ha attaccato una pippa di più di mezz’ora durante la quale, con un birignao fastidioso e con il pretesto del De Sica figlio, ha costantemente parlato del De Sica padre. E questo sappiamo essere il destino di quelli che hanno genitori famosi. Goethe aveva un figlio, morto a Roma e sepolto nel cimitero protestante di Porta San Paolo. Cosa c’è scritto sulla lapide? “Goethe Filius”. Neanche il nome di battesimo!

Divertente e professionale la lettura di alcuni aneddoti da parte di Maurizio Micheli. Incontro funestato in chiusura, quando l’anziana attrice Gabriella Pallotta ha chiesto la parola, ha voluto sedersi in cattedra e ha cominciato a raccontare anche lei aneddoti del passato; su De Sica padre, naturalmente. Noiosa, piagnucolosa, senza spirito (evidentemente non basta essere attori per sapere intrattenere) e soprattutto con l’aria di non voler più smettere di pigolare. Con l’irritato imbarazzo di tutti i presenti, pubblico e relatori, finché, con un guizzo geniale, lo stesso Manuel ha finto di avere dalla regia il segnale di inizio proiezione, in realtà prevista per un’ora più tardi, e solo allora l’incontinente verbale è stata messa a tacere.

 

Venerdì a mezzogiorno, incursione in uno spazio enogastronomico dove la ormai famosa e voluminosa Tiziana Stefanelli, trionfatrice di MasterChef, prepara piatti di sua creazione. Via S. Bartolomeo de’ Vaccinari 72, ex bisca, il locale sotterraneo è opportunamente dipinto di un vivace color vinaccia, e quando ci siamo arrivati siamo rimasti stupiti dalla folla di fotografi, giornalisti e televisioni davanti all’ingresso. Accidenti, tutta questa stampa per una degustazione! Un attimo dopo abbiamo scoperto che proprio lì di fronte, al numero 8 ci abita Rodotà. Comunque la crema di carciofi con filacce di cavallo era ottima, e il prosecco ben fresco.

 

Nel 1995 Renzo Piano, progettando il Parco della Musica di Roma, aveva previsto nella Sala Grande lo spazio per installare un organo da concerto. La delibera era firmata, i soldi pronti da spendere, eppure l’organo non si fece. Per l’opposizione (così si dice) di Luciano Berio, allora sovrintendente dell’Accademia di S. Cecilia. Mai spiegata del tutto questa decisione, che definire stupida sarebbe troppo generoso. Il risultato è che in tutta la città, non contando chiese e istituti vaticani, c’è un solo organo, diciamo così, profano. Quello della Sala Accademica del Conservatorio. Dove, sabato pomeriggio ci siamo gustati un pregevole concerto per coro, e, per l’appunto, quel bello strumento alle cui molte tastiere, pedaliere e registri sedeva l’amico Giorgio Carnini. Il quale, prima delle sue ottime esecuzioni di Bach e Mendelssohn ci ha raccontato (senza fare nomi perché è un gentiluomo) la lamentevole storia di come, per l’ottusità di un sovrintendente fesso, una capitale come Roma stia più indietro di una qualsiasi piccola ma civile (e forse proprio in questa parola sta la differenza) cittadina europea.

 

P.S. Non c’entra niente con la musica, ma abbiamo trovato irresistibile una giornalista del tg3 di venerdì sera che ci ha parlato del Pd e del suo “cupo dissolvi”. Va bene che il futuro è oscuro, ma insomma, pensare prima di aprire bocca non sarebbe male…

 

 

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link:  http://blog.libero.it/torossi

 

 

aprile 22, 2013 - Posted by | le lune_dì stefano torossi, il cavalier serpente | ,

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