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Piji e la sua estate: in tour con “C’è chi dice no” e Simona Molinari

Mai come oggi, nel nostro Paese, è importante dire forte e chiaro il proprio “no“, ma l’importante è farlo sempre con swing. Questo sembra suggerirci Piji con questa sua personalissima versione del grande successo di VascoC’è chi dice no”, brano uscito nel 1987 per l’omonimo album ma senza dubbio ancora molto attuale. Ora più di allora “c’è qualcosa che non va” o “c’è qualcuno che non ha rispetto per nessuno” ed è per questo che il proprio “no” va cantato con sempre maggiore impegno.

Piji, per la sua rilettura electro-swing (genere molto praticato in nord Europa, ma ancora quasi sconosciuto in Italia), sceglie dunque il maestro Vasco, il rock italiano per antonomasia, probabilmente uno dei pezzi che sulla carta avrebbero meno a che fare con lo swing. Ma la sfida è lanciata. Si può fare. La chitarra manouche di Augusto Creni sposta il tutto verso il meraviglioso mondo di Django e considerando l’impasto immaginato da Maurizio Filardo per l’arrangiamento, fatto di corde, elettronica e suoni visionari (come la sega ad archetto), l’electro-swing diventa quasi electro-manouche.

Prodotto da Carlo Avarello per Isola degli artisti/Carosello records, C’è chi dice no (già presente su tutte le piattaforme digitali) è il secondo singolo ufficiale del cantautore romano.

Nel frattempo Piji sarà ospite fisso di tutte le date del tour estivo di Simona Molinari (l’esempio più importante di electro-swing italiano), dopo la loro collaborazione nel brano Il mulo, inserito nel disco Dr. Jekyll & Mr. Hyde (Sanremo 2013) e continuerà anche per giugno la partnership del Piji Quintet con l’Alexanderplatz Jazz Club di Roma (5 giugno)

C’è chi dice no:

PIJI (voce e chitarra manouche)
AUGUSTO CRENI (chitarra manouche)
MAURIZIO FILARDO (synth programming, chitarre elettriche e sega ad archetto)
DANIELE NATRELLA (batteria)
MARCO CONTESSI (contrabbasso)
INTIMAN (Djing)

Arrangiamento, riprese, missaggio e produzione artistica: MAURIZIO FILARDO presso lo studio DONKEY SHOT di Roma

Prodotto da CARLO AVARELLO per ISOLA DEGLI ARTISTI/CAROSELLO RECORDS

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Alcune date estive di Piji:

5 GIUGNO – ROMA
Piji ELECTROSWING Quintet @ ALEXANDERPLATZ JAZZ CLUB

22 GIUGNO – SISTIANA (TS)
Piji OSPITE di SIMONA MOLINARI & Mosca Jazz band @ CANTERA SOCIAL CLUB

24 GIUGNO – VERONA
Piji OSPITE di SIMONA MOLINARI & Mosca Jazz band @ TEATRO ROMANO

4 LUGLIO – ROMA
Piji OSPITE di SIMONA MOLINARI & Mosca Jazz band @ VILLA ADA

10 LUGLIO – PERUGIA
Piji OSPITE di SIMONA MOLINARI & Mosca Jazz band @ UMBRIA JAZZ

22 LUGLIO – PESCARA
Piji OSPITE di SIMONA MOLINARI & Mosca Jazz band @ PESCARA JAZZ FESTIVAL

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www.piji.it

Piji è su FACEBOOK la promozione social “Scrivi il tuo C’è chi dice no”!
https://www.facebook.com/pages/Piji/226892784090254?ref=hl
Foto di Alessandro Rabboni

Piji (Pierluigi Siciliani, Roma, 1978)
Il primo progetto discografico di Piji, targato Carosello records/Isola degli artisti con la produzione artistica di Carlo Avarello, è di stampo pop/jazz o, per meglio dire, electro-swing.
I testi di Piji, talvolta più impegnati e ironici, talvolta più poetici, si mescolano a tessiture elettroniche e swingate, con ampi echi di jazz manouche ed un approccio spiccatamente teatrale nei live.
Nell’estate 2013, esce il secondo singolo di Piji, C’è chi dice no, dopo che il suo primo singolo ufficiale Welcome to Italy aveva conquistato la vetta della classifica jazz di iTunes nel 2012.
Piji è stato 15 volte 1° classificato in rassegne dedicate alla canzone, tanto da assumere l’appellativo di “cantautore emergente più premiato d’Italia”. Tra i vari riconoscimenti il Premio Lunezia Future stelle 2010, il Premio Bindi 2009 (premiato anche come Miglior Testo e Miglior Musica), il Festival Dalla Sciamano allo showman 2010, il Premio Augusto Daolio 2007 e il Premio L’artista che non c’era 2007, il Premio Monteverde Pasolini 2013 con le Voci nel deserto.
L’attività di Piji conta negli anni più di 500 concerti (tra cui il W la gavetta tour), due EP (Lentopede e Prove di Metamorfosi), tre partecipazioni come ospite al Premio Tenco e quest’anno, dopo la collaborazione con Simona Molinari alla canzone Il Mulo all’interno del suo album uscito durante Sanremo 2013, Piji sarà ospite fisso de “La felicità tour” della cantautrice napoletana.
Tra le rassegne e i locali dedicati al jazz in cui si è esibito abitualmente negli ultimi anni, ricordiamo il Blue note di Milano, Villa Celimontana Jazz Festival, Alburni Jazz Festival, Casa del Jazz, Auditorium Parco della Musica e The Place.
Piji è laureato in Scienze della Comunicazione e lavora anche presso Radio Città Futura di Roma dove conduce in coppia con Ernesto Bassignano la trasmissione Rodeo. Sempre per Rcf ha condotto “Quartiere Latino”, “Tempi Moderni” e “Primo Spettacolo”, mentre per Rai International ha condotto “Notturno italiano”. Nel 2007, con una prefazione di Stefano Bollani, viene pubblicato il suo saggio musicale La canzone jazzata. L’Italia che canta sotto le stelle del jazz, che ha vinto nel 2008 il Festival Internazionale del libro musicale a Sanremo.

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Foto: Alessandro Rabboni

UFFICIO STAMPA Piji:
Elisabetta Castiglioni
elisabetta@elisabettacastiglioni.com

 

giugno 3, 2013 Posted by | eventi | , , , | Lascia un commento

Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente: “IL PARCHEGGIO FACILE”

Mercoledì 29 alla Mondadori di Via Ferrari si presenta il libro di Mirella Panfili “Settimo livello”. Non avendolo letto, nulla possiamo dirne, quindi ci limiteremo a riferire le nostre esperienze sensoriali dell’evento mondano. Sbrighiamo prima la parte gastronomica: buon prosecco, ottimi fragoloni ricoperti di cioccolata. Per il resto si è vagato in quella specie di limbo irrazionale e superstizioso in cui svolazzano parole come: bilocazione, visione remota, settimo livello (quello, appunto, della massima perfezione) e coincidenze prese per premonizioni. Con tutto l’affetto che nutriamo da anni per l’autrice, il nostro invincibile, e crediamo anche sano, scetticismo ci fa sorridere di avvenimenti riferiti con la più granitica sicurezza (storie di cui però non esiste mai una testimonianza, anche banale, come una fotografia). Tipo l’episodio dell’amica che, dimenticate le chiavi di casa, per rientrare, semplicemente infila il braccio attraverso la porta aprendo la maniglia dall’interno. Fra l’altro ci risulta difficile capire come la signora sia riuscita in un primo tempo a smaterializzare il legno e forse anche il ferro della porta (blindata?) attraversandolo col braccio, e poi abbia fatto il contrario con la maniglia interna che logicamente avrebbe dovuto essere impalpabile come il resto della porta. Come diavolo sarà riuscita ad acchiapparla e girarla?

Comunque, non sottilizziamo. Si tratta dei poteri dell’energia. Quello che invece risulta un vero e proprio miracolo, specialmente qui a Roma è il parcheggio facile attraverso la visione remota. Quando uno esce di casa, ci è stato riferito, basta che vada con la mente al luogo di destinazione, cerchi, appunto attraverso la visione remota, un parcheggio per la macchina, e, zac! quando arriva, ecco che lo trova subito. Libero.

 

Venerdì 31. Conferenza stampa del festival “Armonie della Sera”, sala Pietro da Cortona, in Campidoglio. Che è uno dei sette colli di Roma dove si arriva in auto solo a condizione di sposarsi negli uffici del comune. Ci sembrava esagerato contrarre il vincolo coniugale unicamente per andare a una conferenza stampa. Quindi, gambe in spalla e sprezzo del pericolo perché tutta la zona che circonda il colle fatale è più pericolosa di un campo minato. Niente semafori. Traffico frenetico e ignaro dei diritti del pedone. Attraversare è sfidare il destino.  

Comunque, anche stavolta ci è andata bene. E dopo la faticosa ascesa del ripido pendio ci siamo trovati alle undici precise nel salone tappezzato di enormi quadri, di Pietro da Cortona, appunto, come si evince dal nome. Gli eventi romani sono riconoscibili da due elementi, uno negativo e l’altro positivo. Il primo è la spiacevole certezza che tutto, sempre, comincia in ritardo; il secondo è invece la altrettanto piacevole sicurezza che l’appuntamento è in sale meravigliose, su terrazze superpanoramiche, dentro ruderi pittoreschi, per cui uno può, fino a che regge la pazienza, impiegare il tempo a riempirsi gli occhi di arte.

Che è quello che abbiamo fatto noi per la prima mezz’ora. Arrivati al trentunesimo minuto di contemplazione di quadri, soffitti e architravi, e mentre l’annunciata conferenza stampa continuava a non manifestarsi, abbiamo tagliato la corda, per cui niente sapremo mai di questo festival forse prestigioso, forse innovativo, se non che è geograficamente collocato nelle Marche.

Ne abbiamo approfittato per andarcene a zonzo per i Musei Capitolini, la più antica e fra le più ricche collezioni di scultura romana. Nella grande esedra del Marco Aurelio abbiamo visto esposto in anteprima, appena recuperato, restaurato e magnifico, il gruppo marmoreo del leone che azzanna il cavallo. E naturalmente, centinaia di altri capolavori arcinoti, che è sempre un piacere ritrovare.

Ogni volta che posiamo l’occhio su una raccolta di pezzi antichi, ecco lo stupore forse fanciullesco che ci cattura nel vedere tutti i diversi tipi di marmi, alcuni gelidi, altri caldi, altri addirittura appetitosi che gli scultori, anzi, meglio, i ricercatori dell’antichità classica riuscivano a trovare in giro per il mondo, a tirarli fuori dalla terra, e soprattutto a riconoscerli. Perché, certo è facile farsi incantare da un marmo levigato, scolpito, lucidato, ma basta guardarlo nei punti in cui si è spezzato, ed è ritornato a essere un sasso qualsiasi, rozzo e privo di colore, e la domanda si ripresenta.

Come facevano a capire?

 

 

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link:  http://blog.libero.it/torossi

 

 

 

 

giugno 3, 2013 Posted by | le lune_dì stefano torossi, il cavalier serpente | , | Lascia un commento