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Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente: “QUELL’ANIMA NERA DI VINILE”

15-02-23 - Quell anima nera di vinile - Duecentoventiquattro-page-collage

Quell’anima nera di vinile

8 febbraio, Music Day, mostra mercato del vinile. Lo abbiamo già scritto: il collezionismo, in generale, è un fenomeno per noi incomprensibile. Va bene raccogliere futuristi italiani o ceramiche etrusche (avendo i soldi) perché, se non si è tanto paranoici da chiudere tutto nel caveau di una banca, significa mettersi in casa un sacco di belle cose da guardare. Ma i vecchi LP!? Il disco è un supporto tecnologico che quando non è più nuovo funziona male, fruscii, scrocchi e salti di solco che rendono il suo contenuto inascoltabile. Allora si collezionano le copertine? Certo, le copertine dei vecchi LP, quelle sì, erano opere d’arte. A due, anche tre facce. Quell’anima nera di vinile che gli dorme dentro forse non è altro che una scusa.

Certo è un po’ una raccolta fantasma: il materiale sta piazzato su uno scaffale, di costa, e lo si tira giù di rado, per un minuto, per riguardarselo, per mostrarlo a qualche amico fidato o a qualche rivale da ingelosire. Per non rovinarlo, probabilmente il collezionista neanche osa ascoltare il suo amato, raro vinile. E poi non ne avrebbe il tempo. Abbiamo calcolato che per suonare venticinquemila LP, che è il folle traguardo raggiunto da alcuni nostri amici maniaci, servono dodicimilacinquecento ore, ovvero cinquecentoventi giorni, quasi due anni senza fermarsi mai.

Gli basta sapere di averlo, l’amato vinile. Lì, al sicuro dentro la sua bella copertina.

Detto ciò, partecipare a questo evento che Francesco Pozone organizza due volte l’anno è un divertimento. Si rivedono amici e colleghi e si è informati delle novità di un mondo che, anche se vive nel passato, è gestito da giovani. E ci si stupisce delle incredibili valutazioni di alcune edizioni che a suo tempo noi abbiamo avuto fra le mani, e poi abbiamo regalato o addirittura buttato. (Meglio che non si sappia in giro: una notizia del genere potrebbe provocare un coccolone a qualcuno. D’altra parte se non ci fosse gente come noi, le rarità non sarebbero rarità, ma oggetti comuni).

Giovanni Tommaso e Bruno Biriaco hanno presentato il nuovo cofanetto del mitico Perigeo. Tommaso, che come sappiamo è il nostro migliore contrabbassista, è anche quello dei jazzisti italiani che ha più la faccia da americano, un po’ maledetto. Una di quelle facce che starebbero bene in una foto anni cinquanta/sessanta, vicino a Dizzy, o a Charlie, in qualche Jazz Club semibuio.

Poi abbiamo festeggiato tutti insieme l’ottantesimo compleanno di Edda Dell’Orso. Timida e umile come persona, stratosferica come apparato vocale, è lei che ha dato un’impronta inconfondibile a centinaia di colonne sonore; più famosa di tutte: “Giù la testa”.

C’erano anche Claudio Simonetti, Fabio Frizzi e Stelvio Cipriani, quest’ultimo noto fra gli amici per la sua narcisistica incontinenza verbale. In pochi secondi ci ha raccontato che negli ultimi tempi ha composto la musica su parole del Vangelo (Cipriani – Gesù di Nazaret), di Michelangelo (Cipriani – Buonarroti) e di Giovanni Paolo II (Cipriani – Wojtila).

Lya de Barberiis

Torniamo all’attualità. Martedì 17, ore 16.30. Le giornate si sono allungate un bel po’, e ancora non c’è un accenno di buio. Anche se siamo a metà febbraio, ci sono diciotto gradi e l’aria è cristallina e balsamica. Nel centro di Roma da qualunque finestra ti affacci inquadri un capolavoro. Vicinissima la cupola di S. Maria di Loreto, un po’ più in là, la Colonna Traiana e la Loggia dei Cavalieri di Rodi; sullo sfondo i Colli Albani, una ventina di chilometri e li puoi quasi toccare. Da un altro angolo, ma sempre con la Colonna sullo sfondo, questo tipaccio ci guata.

Siamo arrampicati al quinto piano del Palazzo delle Assicurazioni a Piazza Venezia. Qui l’Associazione Civita organizza oggi un incontro per presentare un libro sulla pianista Lya de Barberiis.

Si apre con un filmato d’epoca. Il nostro occhio pignolo è colpito da una trasandatezza frequente in queste manifestazioni: dopo, e anche prima del film, incombe dietro il tavolo dei relatori la inutile proiezione del salvaschermo del computer, in questo caso la classica collina verde sotto il cielo blu con nuvolette. E’ brutto, e non è neanche difficile spegnerlo. Un click. Basta ricordarselo.

Apre l’incontro la forbita, perfetta introduzione di Gianni Letta, del quale siamo convinti che condivida con Padre Pio un dono soprannaturale: la bilocazione. E’ dappertutto nello stesso istante e con la stessa inappuntabile eleganza e garbo. Naturalmente a un certo punto svanisce (questa volta, ci racconta, per raggiungere il Papa e il Presidente della Repubblica in Vaticano).

Fra un ricordo e l’altro dell’illustre scomparsa trova posto il doloroso sfogo del musicologo Agostino Ziino, al quale ci associamo in pieno, che denuncia lo scandalo dell’archivio musicale Rai. Di che si tratta è presto detto: la maggior parte delle registrazioni delle orchestre che agivano nelle sedi Rai e fuori (ora abolite, altro scandalo nello scandalo) sono state semplicemente buttate. La giustificazione di questo sacrilegio? Non c’era abbastanza posto sugli scaffali. Non siamo al livello dei nazisti (e adesso dell’ISIS) e dei loro roghi di libri, ma poco ci manca. Risultato, la drammatica rarefazione del repertorio italiano del ‘900: Malipiero, Casella, Petrassi…

Malgrado tutte le nostre cupole, le colonne e i fori, rimaniamo un Belpaese da terzo mondo.

Dopo un non indimenticabile concertino, a chiudere l’incontro ci pensa il cielo di Roma.

Le nuvole tiepolesche cominciano a diventare viola, l’azzurro si incupisce, le terrazze si accendono e i gabbiani si abbandonano alle loro volgari sghignazzate.

Il gabbiano reale, quello grande, che è arrivato negli anni ’70 dal nord Europa e si è piazzato, trovandosi benissimo, anche da noi, si chiama “Larus Cachinnans”. Il cachinno, come molti sanno è lo sghignazzo. Ed è proprio quello che il larus fa: sghignazza. C’è chi si chiede cosa avrà da sghignazzare, dato che si accoppia solo una volta all’anno e mangia rifiuti. Ma tant’è. Evidentemente a lui va bene, e sghignazza. Noi intanto scendiamo a livello strada, e ce ne torniamo a casa.

(Foto del Cavalier Serpente)

***

stefano-torossiL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link:  http://blog.libero.it/torossi

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febbraio 23, 2015 - Posted by | le lune_dì stefano torossi, il cavalier serpente | , ,

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