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un sentire, mai sentito, è ascoltarmi (sb)

“Quel giorno che uccisi dio.” di Carlo Mieli

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“…oggi è il 6 Agosto 1945”

[ed ogni volta è ogni giorno, ed ogni volta è un giorno in meno,
per chiedere perdono… s.b.
]

I giorni sembrano interminabili, i minuti si espandono con semplice lentezza opacizzati dai rumori inconfondibili di questa vecchia radio. Sicuramente i capoccioni hanno già deciso il giorno, ma probabilmente non è ancora il caso d’informarci. (Solo dopo ci dissero che era stato per il nostro bene, sì, nel nostro interesse).

Non ricordo nemmeno più da quanto tempo ci troviamo su quest’isola, qui a Tinian il tempo passa a stento tra esercitazioni e tensione. Ne sappiamo poco di quello che dobbiamo fare, a parte continuare a colpire quei piccoli bersagli da oltre novemila metri d’altezza a quella velocità stratosferica per le nostre abitudini, cinquecento chilometri orari. I puntatori; noi puntatori, siamo sottoposti a questo strano addestramento, non c’è nessuno nella base che sappia il motivo di tutto questo e che cosa dovremmo andare a fare. Ci addestriamo e basta, senza troppe domande.

Facciamo tutti parte del 509°, il colonnello Tibbets ha esaminato ogni singolo uomo prima di farci arrivare qui, siamo l’élite di questa grande macchina da guerra. Abbiamo una missione da compiere questo lo sappiamo e sappiamo anche che l’equipaggio finale sarà formato direttamente dal colonnello dopo gli esiti di questi mesi di addestramento.

Ho portato a termine sessantaquattro missioni nei cieli di tutta Europa prima di essere chiamato qui, è una “dote” notevole questa da portarsi dietro, calcolando che in media per chi svolge il mio mestiere il massimo di attacchi prima di essere colpiti è di una decina, mentre i più fortunati, quelli che non vengono tirati giù, dopo venticinque voli tornano a casa “abbattuti” dentro. Io sono un tipo tranquillo e continuo sulla mia strada.

Alcuni giorni fa’ abbiamo visto attraccare l’Indianapolis, credo che abbia consegnato qualcosa d’importante per la missione, ma com’è naturale non si parla di questo. Il tempo scivola via caldo in questi primi giorni d’agosto.

“Mamma, oggi con la signora maestra abbiamo parlato della guerra, ci ha detto che gli aeroplani buttano le bombe solo su Tokyo e che ormai non esiste più come città. E’ vero mamma?
Ci ha detto anche che se sentiamo suonare le sirene dobbiamo andare a nasconderci nei rifugi che ci sono in città. E’ vero mamma?
Mamma, alla signora maestra ho detto che domani è il mio compleanno, e che non voglio andare a scuola, posso rimanere a casa mamma?
Posso?”
“Domani decidiamo piccola mia adesso sbrigati, che dobbiamo uscire per fare un po’ di spesa. Tra poco torna tuo padre e dobbiamo fargli trovare da mangiare.”

Tibbets ci ha annunciato che questa sera ci sarà un rapporto speciale, forse si avvicina il giorno. Siamo tutti molto impegnati a controllare le nostre attrezzature; ancora non sappiamo chi di noi partirà ma nel frattempo dobbiamo metterci avanti. Vivere in quelle fortezze volanti non è una cosa consigliabile, quando hai il supporto dei caccia sei un po’ più tranquillo, anche se questi bestioni sono un bel boccone da tirare giù e spesso e volentieri si torna decimati dalle missioni, ma ultimamente le cose sono cambiate, la contraerea Giapponese non esiste più o quasi, però è sempre meglio stare attenti e tenere i nostri B-29 tirati a lucido e ben funzionanti.

Superfortezze volanti, le chiamiamo così ormai, i Giapponesi preferiscono “B-San” (Signor B) oppure nella loro lingua “Bi-ni-ju-ku” che non significa altro che B-29.
E’ stato costruito da un anno, ha un’apertura alare di circa 43 metri ed è lungo più di 30. Già, proprio una superfortezza volante.

“Bene signori, vi ho convocato perché la missione per la quale vi siete addestrati in questi mesi è stata confermata; partiremo domani mattina. L’equipaggio scelto sarà così composto:
Lewis, secondo pilota.
Stiborik, radarista.
Parsons, Jeppson e Beser, montatori dell’ordigno.
Ferebee, puntatore.
Van Kirk, navigatore.
Nelson, radiotelegrafista.
Shumart e Duzembury, elettricisti.
Caron, mitragliere.”

Io, sarò il primo pilota.
Partiremo questa notte, appena il maggiore Eatherly che ci precederà come osservatore, ci farà sapere le condizioni meteorologiche, i possibili bersagli sono quattro, ma solo uno sarà colpito, dipende tutto dal tempo.
Adesso parliamo della missione, trasporteremo un nuovo ordigno, che c’è stato consegnato dall’incrociatore Indianapolis come avrete avuto modo di vedere; non assomiglia proprio ad un ordigno classico ma sono sicuro che saprà svolgere fino in fondo il compito che le è stato assegnato, i militari l’hanno soprannominata “Little Boy”, vedremo cosa saprà fare il nostro piccolo ragazzo. E’ tutto signori, tenetevi pronti.”
Bene, io sarò il puntatore e con questa saranno sessantacinque le missioni. Adesso è meglio che metta a punto l’attrezzatura così non ci sarà pericolo che il “ragazzino” possa cadere nel posto sbagliato.

“Forza sbrigati, vai a lavarti e poi subito a dormire.”
“Sì mamma, faccio presto.”

“Che ore sono Parsons?”
“Le tre meno un quarto Ferebee, il maggiore Eatherly è partito da circa un’ora con lo Straight Flush pieno d’attrezzatura meteorologica.”
“Mi faccio un pisolino mentre raggiungiamo il punto, ho passato la notte sveglio, tanto sono sicuro che sarà un viaggio rilassante, la contraerea non esiste quasi più ormai. Svegliatemi quando è il momento.”

“Colonnello Tibbets!”
“Dimmi Nelson”
“Lo Straight Flush vuole comunicare con noi, ecco: Stato del cielo a Kokura: coperto. A Yokohama: coperto. A Nagasaki: coperto. A Hiroshima: quasi sereno. Visibilità dieci miglia, due decimi di copertura alla quota di tredicimila piedi. Ha trasmesso le coordinate.”
“Bene Nelson, è Hiroshima. Svegliate Ferebee e armate l’ordigno.”

“Mamma, mamma che cosa succede, perché ci sono le sirene?”
“Non preoccuparti piccola è il cessato allarme, è passato un aereo ma era molto in alto, non preoccuparti, adesso però alzati sono le sette e trenta devi andare a scuola.”
“Ma mamma oggi è il mio compleanno, posso rimanere a casa? Dai mamma posso?”
“No piccola mia, dai preparati.”

“Svegliatelo.”
“Il ragazzo è pronto Ferebee!”
“Bene!”

Adesso tocca a me, dov’è il libro degli ordini, eccolo, allora; dice di colpire il ponte di Aioi, dobbiamo risalire il fiume dal porto e trovare il ponte a “T”.
Eccolo, ho trovato il fiume.

“Trovato, tienilo stabile adesso”
“Roger Ferebee, l’Enola Gay lo comandi tu adesso. Pronti a virare al tuo comando.”

“Mamma, mamma, che cos’è quel puntino lì in alto?”
“Sarà un altro aereo che è venuto a fare delle fotografie, non devi preoccuparti, lo senti che le sirene non suonano”
“Mamma chissà se mi vedono da lassù, oggi è il mio compleanno, ciao, ciao, oggi è il 6 Agosto 1945.”

“Andato, puoi virare.”

Forse, uccisi dio quel giorno.

Carlo Mieli

***

ci sono giorni e giorni, e poi quelli che fanno male e restano appiccicati addosso,

ché tutto appartiene all’umanità.

e ringrazio personalmente carlo mieli, di.

simonetta bumbi

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agosto 6, 2015 - Posted by | cultura | , ,

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