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Le Lune_dì Stefano Torossi, il Cavalier Serpente: “UMOR CUPO”

Riassunto della puntata precedente: Il Cavalier Serpente cade vittima di un atroce attacco di sciatalgia. In preda a dolori da tutte le parti il poveretto comincia a sbattersi come una falena abbagliata dalle luci di farmaci che promettono immediato sollievo ma a rischio assuefazione; oppure un miglioramento più graduale ma a condizione di particolari cautele nel dosaggio. Le temute complicazioni poi ci sono state. Il Cav. è quasi arrivato al pellegrinaggio a Lourdes; ma proprio sull’orlo del baratro, costretto a ragionare, finalmente si è messo nelle mani di un terapeuta serio.

Torniamo a oggi e rivediamo la situazione. Che se non fosse dolorosa, sarebbe pittoresca. Gli amici. Ci sono quelli prudenti: il Toradol gocce va bene, ma bisogna stare attenti che è forte. E c’è chi giura: Arnica a tutte le ore, è un estratto di erbe naturali e la natura e non può far male (e Socrate, allora?). E c’è chi sostiene: Mai il Voltaren compresse, ti distrugge lo stomaco, insieme devi prenderci l’Omeprazen; oppure passa al Voltaren supposte (se lo stomaco sta a posto, il resto può stare tranquillo?) E i paladini dell’ago: Voltaren fiale, da integrare con Muscoril, fiale anche lui. Quelli dell’approccio soft: Moment Act e cerotto Voltadol. Il Bentelan invece funziona, ma con un rigorosissimo controllo della somministrazione.

Oh, e poi tutti hanno le loro dosi, le durate, le combinazioni dei vari prodotti e i momenti migliori per l’assunzione, perché ci hanno provato loro stessi, oppure glielo ha consigliato, ti ricordi zia Giovanna? Lei faceva sempre così.

Naturalmente a dargli retta si rischia di diventare un vivente (in casi estremi anche morente) campionario farmaceutico. E’ che quando qualcosa fa male, l’unico desiderio che si ha è che quel dolore cessi, e si è pronti a qualunque esperimento.

Perciò, per precauzione, come detto sopra: affidarsi a un terapeuta serio e aspettare istruzioni.

Intanto usciamo dal privato e andiamo a dare un’occhiata veloce a quello che l’umanità ha tentato di fare per liberarsi del dolore. Con metodi empirici, spesso quasi criminali, e comunque, fino agli ultimi tempi, inefficienti.

Tutto comincia di sicuro con una gran botta in testa al paziente Se il poveretto sopravvive a questo primo tipo di anestesia lo sciamano strappa il dente, trapana il cranio o amputa la gamba morsa dal serpente.

Poi sono arrivate le spremute: papavero, mandragora, cicuta; bolliti, masticati, sputati su spugne da mettere sotto il naso del paziente. E i vapori di erbe da inalare (la prima cannabis medicinale?) E naturalmente l’alcool, probabilmente consumato con lo stesso entusiasmo dall’operando per scongiurare il dolore in arrivo, e dall’operante per scongiurare la paura per quello che sta per fare.

A metà ottocento ecco il gas esilarante (protossido di azoto), sperimentato per la prima volta dai dentisti. Sempre i dentisti (evidentemente erano gli interventi più frequenti) ci danno sotto anche con l’etere. Poi altri gas, che però creano problemi al risveglio. E finalmente un piccolo ago infilato in vena, qualche goccia di soluzione e si scivola dolcissimamente in un niente senza tempo, senza consapevolezza, e soprattutto senza dolore.

La migliore invenzione dell’uomo.

Morire può andare anche bene, soffrire, no.

P.S. Ci scusiamo per il tono lugubre, ma qui non c’è niente da ridere.

(Immagini fornite dal Cavalier Serpente)

***

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

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aprile 10, 2017 - Posted by | le lune_dì stefano torossi, il cavalier serpente | , ,

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