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FESTIVAL DELLA CANZONE ROMANA 2014 XXIV EDIZIONE

LOCANDINA FESTIVAL CANZONE ROMANA 2014 Giunto alla sua XXIV edizione, torna al Teatro Olimpico di Roma il Festival della Canzone Romana, la storica manifestazione nata con l’intento di valorizzare il patrimonio della romanità in musica attraverso un concorso aperto a compositori, autori e interpreti di questo genere musicale.

Domenica 28 Settembre alle ore 18, andrà in scena la finale di questa prestigiosa iniziativa che anche quest’anno ospiterà tre nuovi talenti e numerose colonne storiche del repertorio romano.

Ogni anno il Festival della Canzone Romana diviene punto di riferimento della tradizione musicale della Capitale, un occasione per rivivere le più belle melodie e dare l’opportunità ai giovani interpreti di scoprire l’effetto e il fascino  della canzone dedicata alla Città Eterna, anche attraverso le nuove tendenze musicali.

L’Accademia Giuseppe Gioachino Belli sin dalla sua nascita ha posto al centro dei propri obiettivi quello di valorizzare la Tradizione Romana.

Lino Fabrizi, ideatore e organizzatore del festival dal 1991, è stato il precursore della nuova canzone romana e  anche quest’anno ha voluto premiare la tradizione invitando un nutrito parterre di artisti che hanno lasciato nelle proprie canzoni indimenticabili ed inequivocabili segni del loro talento ed orgoglio romano.

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agosto 18, 2014 Posted by | festival | , , , , , , , , | Lascia un commento

Intervista a Alberto Laurenti e i Rumba de Mar

FONTE: Allinfo.it

Esce “Al Crocevia della musica” il nuovo album del cantautore romano ALBERTO LAURENTI e della band gitana RUMBA DE MAR. Un disco che   “è un vero e proprio percorso ad occhi chiusi – a dichiararlo è lo stesso ALBERTO LAURENTI – tra melodie, ritmiche ed orchestrazioni uniche”.
Album che fa della contaminazione il proprio  elemento distintivo ?
La contaminazione, in questo tempo pieno di contraddizioni   è il nostro credo e insieme alla band da sempre ci impegnano sul fronte della sperimentazione grazie all’utilizzo di sonorità   internazionali. Sonorità arricchite dalla nostra esperienza di musicisti appassionati che amano il proprio mestiere.

Praticamente…

Che opportunità rappresenta per Voi “Al Crocevia della musica” ?
Genera un nuovo  punto di inizio scritto e suonato per dare il là a  nuove prospettive e, quindi, permettere nuove sperimentazioni. Ma è anche un  modo per uscire dal binario  oramai inflazionato della chill out.

Forti della maturità artistica che la band sta vivendo?
Non siamo solo noi a dirlo e comunque il risultato di questo album ci ha entusiasmato. L’album,  giorno dopo giorno, lo scopriamo sempre più omogeneo, solare e pieno di nuovi stimoli. Forse perché è un viaggio appassionato, appassionante, tra le rumbe di tutto il mondo.

E la conferma arriva dalla risposta live. Più che positiva, in un periodo in cui il salto dal palco di Sanremo a quello live  descrive un abisso?
La gente è stufa del solito pop tradizionale e con l’uso che si fa della musica il pubblico ha affinato molto l’orecchio e si entusiasma quando si trova dinanzi a sonorità nuove.

L’album si racconta attraverso tracce edite ed inedite?
Gli inediti, all’apparenza sei,  in realtà sono sette  in quanto “L’amico è fragile”, scritta per Franco Califano  e da lui edita in anni passati, è stata incisa  per la prima volta con la mia voce  proprio in occasione della pubblicazione di questo disco. Le cover di lusso sono quindi tre, ma di esse ne parlerò un’altra volta.

Proprio perché le persone hanno affinato il proprio orecchio musicale sono in grado di riconoscere l’autenticità che alla base di ogni progetto. E’ per tale ragione che “Al crocevia della musica” parte da lontano ossia dall’uso di suoni suonati e di strumenti antichi ?
Il nostro è un disco interamente suonato e non contiene campionamenti, discostandosi dalla  musica chill  out che oramai tutti pensano di saper fare fondendo voci arabe con sonorità etniche, pensando di poterle cavalcare in maniera dignitosa.
La nostra ricerca musicale  parte anche dall’uso dello strumento più adatto. La chitarra portoghese, il liuto arabo, e tutti gli strumenti a percussioni dell’Universo magrebino, ci hanno spinto a produrre un album che abbiamo pensato originale e che continua ad esserlo.

Da musicista che emozione è far vibrare uno strumento antico?
Particolare…Gli  strumenti antichi sono severi e bisogna saperli  contestualizzare nella maniera corretta affinché possano esprimere al meglio il proprio potenziale. Richiedono una fusione di conoscenza tecnica e di amore per lo strumento. Pretendono rispetto.

Se l’album ci fa chiudere gli occhi per  darci la possibilità  di perderci e poi di ritrovarci  nella sua melodia, il videoclip della canzone che dà il titolo all’album gli occhi ci spinge ad  aprirli e anche bene?
Girare il videoclip  su una spiaggia deserta del nord della Gallura è stata una esperienza meravigliosa. Tant’è  che ha spinto il regista Giovanni La Pàrola a girare il video interamente su pellicola.
Il video è una festa di danze, di colori e  di musica ed è la rappresentazione della intuizione di fondo che ha dato il là alla scrittura di questo brano, ed è diventato il motivo portante dell’album.
La scrittura di “Al Crocevia della musica” prende spunto da una frase di Goran Bregović della quale  mi sono innamorato. Quando gli chiesero cosa fosse per lui Istanbul, rispose che per lui era il crocevia della musica occidentale e orientale.

Il gruppo dei “Rumba de Mar” è uno dei tre diversi progetti ai quali prende parte Alberto Laurenti.  Cosa li contraddistingue e cosa, invece, li unisce ?
Oltre  me li unisce l’esigenza di dare una forma diversa alla musica per esigenze concertistiche.
Gli Ensemble Ethnique sono stati i precursori della chill  out dal vivo. Dal 2000, insieme a loro, sono  presente nelle compilation di tutto il mondo con 50 titoli che continuano a fare  il giro del globo.  La piccola orchestra romana è un modo per rileggere  la tradizione romana contaminata da  influenze etniche che piacciono molto al pubblico delle piazze nelle quali insieme a loro mi ritrovo a suonare.

Per fare questo mestiere ci vuole più audacia o determinazione?
Ormai la musica è diventata un mestiere che si merita di essere fatto bene oltre che con la piena  consapevolezza di ciò che si sta facendo.

E capire che si spende più tempo ad essere qualcuno che se stessi?
(Ride) Ad un certo punto ho capito che era diventato fondamentale   mettere in pratica l’esperienza che avevo messo faticosamente da parte, ed era l’unico modo per dare una impronta autentica a ciò che stavo facendo, e ancora oggi mi rappresenta nonostante sia passato molto tempo. Essere se stessi prima o poi paga.

A questo punto non ci resta che andare al nostro  Crocevia della musica ”?
Certamente, e ne approfitto anche io per lanciare un invito a chi ci legge.  Ascoltate sempre le anteprime delle tracce su iTunes, perché soltanto ascoltando si può subito comprendere ciò che si ha davanti. Il nostro disco, ad esempio, è fatto di dieci tracce generose e sincere, oltre che  di grandi orchestrazioni.

di Giovanni Pirri

giugno 6, 2012 Posted by | interviste | , , , | Lascia un commento