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un sentire, mai sentito, è ascoltarmi (sb)

quando i giovani del folkstudio fermano il tempo, tra un “bandito” e un “saggio”

goran  kuzminac - foto di alberto marchetti

goran kuzminac- foto di alberto marchetti

prendo possesso della mia serata e accetto l’invito. si parte, ma arrivati non sappiamo da che parte metterci. ma prima…

ecco, si viene da lontano, per arrivare in una roma che ulula il suo vuoto mentre le gomme slittano sui sampietrini umidi di notte. non abbiamo meta, ma la vogliamo, e la cerchiamo sul tom tom che ride di noi mentre gli chiediamo di portarci dove volano gli asini. un’ultima sigaretta e si arriva e si entra. una voce ci guida, e la seguiamo. anche la chitarra è giovane, ma l’insieme mi fa partire nel cervello un “però” che soddisfa e ringrazia la scelta del luogo. applausi, tanti, e poi una figura alta s’avvicina al palco per salutare e ringraziare il pubblico. come guanto “indossa” la chitarra, gli occhi cercano l’ok per il suo jack, mentre dalle guance traspare l’accortezza di chi sa dare il giusto valore all’importanza di ciò che si fa. giacca a quadri barba lunga e codino un po’ scapigliato, come la sua età, e l’inconfondibile luigi grechi inizia a suonare.

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gennaio 30, 2015 Posted by | ascoltandomeli, I primi passi | , , , , , | Lascia un commento