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un sentire, mai sentito, è ascoltarmi (sb)

Grazia Deledda – Un Nobel da non dimenticare –

Se, ipoteticamente, un giorno, si fossero incontrati Dostoevskji, Tolstoj, Flaubert, Zola, con la nostra Grazia Deledda, probabilmente da quel rendez-vous sarebbero emersi degli argomenti molto interessanti.

Grazia Deledda, infatti, con la sua misteriosa natura, isolana (e la Sardegna ne è appunto un palese caso peculiare) laddove superstizioni, preconcetti e colpe da espiare facenti parte di quell’arcaica forma mentis, dettata più dalla paura che dalla morale, divenne testimone e attenta scrutatrice di determinati atteggiamenti antropici tanto da porsi, essa stessa, con occhio alacremente attento nella veste speciale di antropologo ante litteram tutta al femminile, un ruolo ad hoc in una terra da sempre matriarcale per antonomasia. Il campo d’indagine era ottimale in seno ad un ambiente, quale quello della Sardegna, allora completamente allo stato brado, bucolico ma nello stesso tempo aspro e duro come le pietre che la abitano, in un’Italia che volgeva alla fine del XIX secolo e dove già da tempo in Francia imperversava una sferzante corrente di realismo e naturalismo che si spinse sino agli Urali e che diede un taglio del tutto innovativo alla ricerca e al pensiero letterario. Più attento a determinati comportamenti umani alle loro passioni e istinti irrazionali, una ricerca più mirata, al microscopio, ed è proprio questo modo di scrutare che accomuna i grandi scrittori dell’epoca alla nostra attenta scrittrice che nel 1926 venne insignita (la seconda donna in ordine cronologico, dopo Selma Lagerlof, nel 1909), del premio Nobel:

“Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”. (motivazione del Premio)

Antropologia ed etnologia, erano gli interessi precipui che investirono il pensiero letterario-filosofico del tempo, tutto ciò che gravitava attorno all’uomo, il relazionare l’uomo stesso con l’habitat naturale circostante, per discernerne gli impulsi, il loro modo di agire e reagire; è nota, infatti, l’attenzione che la Deledda stessa nutriva per queste due discipline, soprattutto per l’etnologia, che le consentì di approfondire quelli che erano gli usi, i costumi, le abitudini e la storia della sua terra. Amori impossibili (o meglio proibiti), omicidi, passioni, comportamenti istintuali, colpe, contrizioni e dunque ravvedimento, espiazione, sono gli elementi, che popolano i romanzi moderni dei grandi del naturalismo francese, dello spiritualismo russo e della nostra scrittrice: “L’autunno era straordinariamente mite e dolce” (Elias Portolu), e di contro il rimorso di Efix, il servo delle tre sorelle Pintor, per quel delitto perpetrato anni orsono e la necessità impellente dell’espiazione della antica colpa attraverso un probo ed epico comportamento in Canne al vento.

Egualmente il giovane e tormentato studente Raskòlnikov che affonda l’ascia mortale sulla vecchia usuraia, un cancro sociale da estirpare, di Delitto e castigo (Dostovskji). La forza incoercibile della catarsi del principe Dimitri Nechljudov viene qui a palesarsi quale impellente bisogno di resurrezione dell’anima, divenuta all’improvviso logora e pesante dopo l’ingiusto comportamento assunto, anni addietro, da Dimitri stesso nei confronti di Katjusa Maslova, allora giovane dipendente della nobile casata del principe, trascinandola in un mondo di abomini e amoralità e che per porre rimedio al torto perpetratole si spoglia di ogni bene materiale giurandole amore e abnegazione eterna seguendola sino in Siberia. Infatti, persino la legge, infierì senza pietà contro la poveretta (vittima sin dalla nascita, per tutti coloro che non hanno il diritto di scelta) per un mero errore giudiziario in una società di per se già ammalata dove la magistratura allora assurgeva a ruolo di aguzzino dello stato per mantenere ordine alle cose. Dimitri e Katjusa espieranno, sì, ma ad un caro prezzo. Il principe, pagato il fio della sua colpa (in realtà dell’umanità intera), si ritroverà da solo ma avrà finalmente compreso la vera essenza dell’amore; mentre Katjusa assaporerà per la prima volta, pur rinunciando all’amore di Dimitri che tanto ha amato e ancora ama e senza più condizionamenti esterni (finalmente libera anche di fronte alla legge), il senso della libera scelta, dell’antico libero arbitrio (Resurrezione, Tolstoj) .

L’amore peccaminoso tra Elias e Maddalena, promessa sposa del fratello di lui: “Elias e Maddalena si trovavano soli, silenziosi, stretti, avvolti nel loro triste amore” (Elias Potolu). Analoga la situazione in Teresa Raquin di Zola, dove la relazione adulterina di Thérèse con Laurant, viene qui suggellata con l’assassinio di Camille, marito della donna. Lo stesso scenario si riscontra in Madame Bovary di Flaubert, medesima situazione di adulterio, un altro amore proibito tra la sognatrice Emma e gli scaltri Rodolfo e Leon a scapito dell’ingenuo e amorfo spirito stoico di Charles. Tutte queste storie, naturalmente, hanno come epilogo rimedi drammatici, estremi, per quella amoralità che poteva esser riscattata soltanto con un profondo mea culpa dei rei.    

Dunque la bestia umana di Zola emerge, prende corpo con le molteplici forme istintive sovente distruttrici e delittuose. Cos’è dunque che genera tale comportamento irrazionale? Forse è proprio quella imprescindibile dipendenza che intercorre tra l’uomo e la madre terra a determinare tali atteggiamenti carnali, primitivi, un qualcosa che l’uomo si porta dentro sin dalla nascita, un arcano ben più ancestrale che si perde nella notte dei tempi, il primordiale istinto. Grazia Deledda osserva tutto ciò con estremo interesse rimanendone fortemente attratta e altresì sgomenta. L’atmosfera della sua splendida isola, come ella stessa definisce, un luogo aprico, “l’orizzonte roseo latteo madreperlaceo”, “un nuvolo d’un azzurro pallido” si attaglia perfettamente alle molteplici metamorfosi del trascorrere delle stagioni, degli umori del tempo, della natura e dell’uomo stesso come fossero connaturati “(…) Elias aveva il volto lividognolo, e gli occhi cerchiati, verdi, freddi e tristi, come l’acqua dei rigagnoli”, di una terra (qui la Sardegna come paradigma universale ma potrebbe essere una qualsiasi area geografica) a volte paradisiaca e a volte palcoscenico di cataclismi e tragedie umane ma che la nostra scrittrice con una analisi diretta e finemente descrittiva riesce, comunque, a trascendere travalicando quelli che sono i confini dell’Italia, una sorta di sprovincializzazione vale a dire un aspetto più universale, antropologico, considerando il fatto che tale area di studio non è altro che una natura selvaggia, primitiva, laddove non sussistono confini territoriali. Sicuramente, una tra le motivazioni del conferimento del Nobel fu senz’altro questa sua visione cosmopolita.

Scrittrice a tutto tondo, narratrice e poetessa, amante dell’arte, Grazia Deledda, in una lettera al critico Luigi Franchi datata Nuoto, ottobre 1891, scriveva: “Adoro l’arte e il mio ideale è di sollevare in alto il nome del mio paese, così mal conosciuto e denigrato al di là dei nostri malinconici mari, ne le terre civili. E lavoro, lavoro tanto, come un uomo, per la mia Idea, e riuscirò, benché sia una piccola personcina pallida ed umile, che ha però lo spirito grande e ardente come gli oscuri occhi andalusi”.                                               

 

di Claudia Formiconi

 http://www.lideale.info/

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dicembre 15, 2012 Posted by | cultura | , , | Lascia un commento

XXII Edizione del Festival della Canzone Romana – Teatro Olimpico di Roma – 28 settembre 2012

Giunto alla sua XXII edizione, torna al Teatro Olimpico di Roma il Festival della Canzone Romana, la storica manifestazione nata con l’intento di valorizzare il patrimonio della romanità in musica attraverso un concorso aperto a compositori, autori e interpreti di questo genere musicale.

Venerdi 28 settembre alle ore 21, andrà dunque in scena la finale di questa prestigiosa iniziativa che anche quest’anno ospiterà tre nuovi talenti e numerose colonne storiche del repertorio romano. Lino Fabrizi, ideatore e organizzatore del festival dal 1991, è stato il precursore della nuova canzone romana e  anche quest’anno ha voluto premiare la tradizione invitando un nutrito parterre di artisti che hanno lasciato nelle proprie canzoni indimenticabili ed inequivocabili segni del loro talento ed orgoglio romano. Tra questi, avremmo il piacere di vedere sul palcoscenico Franco Califano, Lando Fiorini, Edoardo Vianello, Maurizio Mattioli, Luciano Rossi, Edoardo De Angelis, Giorgio Onorato, Alberto Laurenti, Paolo Gatti  insieme anche alle azioni coreografiche folcloristiche compiute dal balletto della Crazy Gang.

Francesco Vergovich e Loretta Rossi Stuart saranno gli ospiti presentatori di questa speciale edizione che vedrà cantare la Roma folkloristica con le sue carrozzelle, i suoi tramonti e le sue fontane, ma anche quella quotidiana con i suoi crucci e le sue storie d’amore.

 
Nel corso di questo ventennio, il Festival della canzone romana ha visto succedersi artisti come Renato Zero, Nino Manfredi, Carlo Verdone, Franco Califano, Giancarlo Magalli, Michele Mirabella, Enzo Salvi, Lando Fiorini, Enrico Brignano, Mario Scaccia, Isa Di Marzio,Fiorenzo Fiorentini, Gigi Sabani, Luciano Rossi, Rodolfo Laganà, I Vianella, Bobby Solo, Mal, Tony Santagata, I Cugini di Campagna, Stefano Masciarelli, il Maestro Stelvio Cipriani, Manuela Villa, Giorgio Onorato, La Schola Cantorum, I Baraonna, e tanti altri. La continuità di questa manifestazione, portata avanti con dedizione e passione dall’Associazione Roman Millenium, è un significativo esempio di come sia necessario diffondere e proseguire un percorso storico attraverso un’antologia di brani, dedicati o ambientati a Roma, che spazia dal 1800 ai giorni nostri.

 
La manifestazione è Patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di  Roma Capitale e dall’Assessorato Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio.

 

Festival della Canzone Romana
XXII Edizione

Venerdi 28 settembre 2012 – ore 21

Teatro Olimpico
Piazzale Gentile da Fabriano 17 –  Roma
Inizio spettacolo ore 21

Un’idea di LINO FABRIZI

Con
Franco Califano  Lando Fiorini  Edoardo Vianello
Maurizio Mattioli
Luciano Rossi  Edoardo De Angelis
Giorgio Onorato  Alberto Laurenti  Paolo Gatti

e i Fantastici Ballerini della CRAZY GANG

Presentano FRANCESCO VERGOVICH e LORETTA ROSSI STUART

Testi di Silvestro Longo e Tonino Tosto
Coreografie di Marco e Stefano Stopponi

http://www.festivaldellacanzoneromana.com/

Infoline: 06 3265991 (Teatro Olimpico) – 349 5563371 (direzione artistica)

Prezzi dei biglietti:

Poltronissima € 30
Poltrona e balconata € 25
Galleria € 20
+ prevendita 10%

Per gruppi da 50 persone:
Poltronissima: € 20 anziché 30
Poltrona e balconata: € 15 anziché 25
Galleria: € 10 anziché 20
+ prevendita 10%

Ufficio stampa: Elisabetta Castiglioni



Un po’ di storia…

settembre 25, 2012 Posted by | festival | , , , , , , | Lascia un commento

Qumran la parola nel cuore della Terra

Qumran la parola nel cuore della Terra
(Un’energia che può difficilmente essere descritta)
di  Rossana Cerretti
 
 
 
Ci sono dei luoghi dal fascino pressoché inspiegabile, perché di tangibile c’è poco o nulla eppure emanano un’energia che difficilmente si può descrivere: uno di questi è sicuramente Qumran.
 
In questo deserto inospitale intorno al Mar Morto si alzano dei bastioni rocciosi e nudi nei quali si aprono antri e cavità dove è ben difficile credere che qualcuno vi potrebbe vivere: solo grotte scavate nella roccia del deserto, rossastra e spoglia, spesso a strapiombo su una distesa di polvere e sassi.
 
 
L’insediamento, costruito tra il 150 e il 130 a.C., fu abitato fino alla repressione della rivolta degli zeloti nel 68 d. C. quando l’imperatore Tito lo distrusse. Entriamo dentro il piccolo museo, ricavato, tanto per cambiare, dentro una grotta, e vediamo alcune delle suppellettili ritrovate negli scavi e alcuni frammenti dei famosi manoscritti del Mar Morto, rinvenuti nelle grotte circostanti, ma la maggior parte di essi sono conservati nel cosiddetto “Santuario del Libro”, un museo dedicato esclusivamente alla loro conservazione a Gerusalemme.
 
I primi manoscritti, rinvenuti casualmente da alcuni beduini nel 1947, sono stati identificati e acquistati dagli ebrei talvolta in modo avventuroso, perché c’era anche chi non voleva venderli ai rappresentati dello stato di Israele, appena formatosi. Successivamente, nel 1951, sono stati avviati gli scavi del sito e sono state individuate altre dieci grotte contenenti importanti rotoli di pergamena.
 
Vediamo molto vasellame piuttosto semplice e poco decorato, anfore e ostraka (che non sappiamo in questo contesto a che cosa servissero, ma che sono stati ritrovati anche a Masada, dove alcuni Esseni si sarebbero rifugiati durante la rivolta contro i Romani del 68 d. C.), sandali, pettini e alcuni ornamenti che insieme ad altri ritrovamenti hanno provato il fatto che a Qumran vivessero anche delle donne e che quindi la comunità essena che vi risiedeva non era fatta semplicemente da uomini che vivevano come monaci, ma, pur essendo una comunità di asceti detti “i puri”, probabilmente erano sposati. Proprio per questo, dopo gli ultimi scavi, c’è anche chi sostiene che qui a Qumran esistesse una comunità sacerdotale dedita alla produzione di vasi ad uso religioso piuttosto che di asceti.
 
Secondo Giuseppe Flavio, però, ci dovevano essere due categorie di Esseni: quelli strettamente dediti al celibato e quelli che invece si sposavano. Essi non avevano una loro città, ma vivevano sparsi in varie zone e addirittura a Gerusalemme ci sarebbe stata una porta che faceva riferimento al loro nome, cosa che ha fatto ritenere che vi fosse anche un quartiere esseno, identificato da qualcuno con la zona dove oggi si dice ci fosse il Cenacolo. Del resto, se Giovanni il Battista, come sembra, era stato un esseno almeno per un certo periodo, ciò dimostra che le due ipotesi non sono in contrasto: egli infatti era un levita e ciò confermerebbe la presenza di addetti alla cura del Tempio tra questo gruppo di religiosi; cosa che potrebbe spiegare perché fu affidata loro anche un’intera biblioteca di manoscritti così preziosi. L’altra affascinante ipotesi, infatti, è che questi manoscritti (in lingua greca, siriana, aramaica) trovati chiusi entro vasi in 11 grotte intorno al sito di Khirbet Qumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, potrebbero rappresentare, in realtà, i resti di una grande biblioteca (qualcuno dice addirittura quella del Tempio di Gerusalemme), messa in salvo proprio durante le repressioni dell’imperatore Tito.
 
Poiché poi non vivevano isolati dal mondo come anacoreti, ma all’interno delle città insieme al resto della popolazione ciò spiegherebbe perché, nonostante l’evidente frequenza di bagni rituali tipici di questo gruppo di religiosi, siano state trovate anche molte monete, segno altrettanto evidente di una attività commerciale alla quale gli Esseni erano contrari.
 
In ogni caso, gli ebrei vanno giustamente orgogliosi del fatto che tra questi rotoli sia stato ritrovato anche l’intero libro di Isaia in una versione risalente al I secolo a.C., nella forma ancora conservata anche dalla tradizione dei copisti. Ciò testimonia, la grande continuità e precisione della tradizione nel tramandare il testo biblico e quindi al museo di Gerusalemme questo manoscritto ha un posto assolutamente privilegiato: un elevatore automatico in caso di sisma o di bombardamento farebbe sprofondare la teca del rotolo all’interno della terra. Così il cerchio si chiude: nascosto e protetto per 2000 anni nel cuore della Terra questo rotolo così prezioso potrà tornarci ancora se sarà necessario… Comunque, quella che si può vedere di solito esposta al pubblico è una copia esatta dell’originale perché quest’ultimo deve essere conservato sempre al buio per evitare deterioramenti e viene mostrato solo in occasioni particolari.
 
Nel frattempo d’improvviso si aprono le porte della grotta-museo e siamo proiettati nella luce abbagliante delle rovine di Qumran. Se il repentino passaggio “dal buio alla luce”, tanto per rimanere in tema, è stato calcolato, devo dire che ha ottenuto il suo effetto. Ci ritroviamo circondati dal sole abbagliante tra pochi lacerti di muro e ambienti scavati nella roccia. Gli scavi, così spogli e disadorni con rovine molto semplici e austere, invece di deludere danno la sensazione di un luogo metafisico sotto questo sole che proietta le poche ombre con incredibile nitidezza.
 
Si vedono canalizzazioni per convogliare l’acqua che arrivava qui raccolta attraverso molti piccoli rigagnoli lungo le pareti dei monti circostanti. Poiché il tipo di terra della zona, una volta bagnata diviene impermeabile, si sfruttava questa caratteristica per creare dei piccoli canali lungo i fianchi delle alture fino ad arrivare alle cisterne e ai pozzi. Questo perché mentre sulle alture pioveva, nella depressione del Mar Morto questo era un evento assai più raro.
 
Vedo poi il refettorio comune e il deposito dei vasi per uso sacerdotale, che gli Esseni producevano, date proprio le caratteristiche dell’argilla della zona. Accedendo attraverso un camminamento sopraelevato, giungo davanti ai gradini di alcuni bagni rituali per immaginare la vita di questi studiosi della Bibbia, i pii, i puri, un po’ rivoluzionari un po’ profeti. La nostra guida ci dice che in uno dei manoscritti ritrovati qualche studioso avrebbe riconosciuto il nome di Giovanni (che è stato ricollegato a quello che noi chiamiamo il Battista) con il riferimento al fatto che dopo aver vissuto lì, si sarebbe ritirato nel deserto in solitudine. Ma il dato non è sicuro.

I manoscritti ritrovati sono, tra l’altro, di genere diverso, ma tutti di grande interesse, perché spesso originali cioè mai conosciuti prima. Tra questi ricordiamo la Regola della comunità, la Regola dell’assemblea, la Regola della guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre, il Commentario ad Abacuc; il Documento di Damasco..Come apprendiamo dalla Regola della comunità la giornata di questi asceti cominciava con la preghiera di fronte al sole, poi, dopo il lavoro, prima di mangiare insieme, con la benedizione di pane e vino, facevano le abluzioni rituali nei bagni detti mikve’  citati in precedenza. Osservavano rigorosamente il sabato, vivevano di ciò che produceva la terra e pare avessero i beni in comune e praticassero il baratto.

Erano, a quanto sembra, contrari alla schiavitù.

Si vestivano di tessuti non tinti di lino, come quelli ritrovati a protezione dei manoscritti stessi.

Copiavano e leggevano continuamente la Torah e avevano una visione dualistica della lotta tra bene e male (forte distinzione con predestinazione tra figli della Luce e delle Tenebre), probabilmente influenzata dal mitraismo. Influenza che ritroviamo anche nel Vangelo di Giovanni. Inoltre elaborarono anche una loro dottrina degli angeli (e anche questo aspetto testimonierebbe il rapporto tra i Vangeli e tale comunità di asceti).

Tra i manoscritti rinvenuti, un’altra opera che ha suscitato un notevole interesse è Il rotolo del Tempio che fornisce la pianta dell’edificio e la descrizione degli arredi e delle attrezzature che conteneva, elemento che ha fatto pensare alla presenza di sacerdoti nella comunità; qualcuno sostiene, infatti, che gli Esseni fossero sacerdoti ribelli che avrebbero abbandonato il Tempio per protesta dopo l’avvento di re ellenistici neopagani.

Nel cosiddetto Rotolo di Rame si parla anche di un presunto tesoro del Tempio, in oro, argento e pietre preziose, che sarebbe stato nascosto, suddiviso in 64 luoghi, ma tutti i tentativi di ritrovarlo sono falliti. Perciò alcuni hanno pensato che il tesoro fosse un concetto simbolico non semplicemente materialistico.

Anch’io ne sono convinta: il tesoro è qui, in questo deserto nel nulla dove c’è il tutto, anche se, per citare i detti di Jeshu, “nessuno lo vede”.

Rossana Cerretti

fonte: L’Ideale

e lo sono convinta anch’io: il cuore, del Cuore, è lì.

simonetta bumbi

agosto 31, 2012 Posted by | fuori o dentro le righe? | , , , | Lascia un commento

Le Parole dei Suoni – Prima Edizione del Festival d’Autore di Calvello (PZ) – 10 agosto 2012

Novità estiva assoluta per il comune di Calvello, paese presepe del potentino a 800 metri sul livello del mare: venerdì 10 agosto in piazza Falcone si avvia alla prima edizione il  festival Le Parole dei Suoni.
 
Prodotto da Palco Reale , Comune di Calvello e Animus Musicorum , la rassegna, dedicata alla musica d’autore di qualità, vedra’ esibirsi Ron e Teresa De Sio, con le loro rispettive formazioni acustiche, in un’esibizione del loro migliore repertorio storico. A seguire il pianista Alberto Pizzo, virtuoso della tastiera che ha già conquistato stimati apprezzamenti di divi hollywoodiani come Michael Douglas e che con il suo cd Funambulist sta conquistando la stima di pubblico e critica internazionale. Sul palco anche il calvellese Pinuccio Briamonte, apprezzato musicista e  ricercatore della  musica popolare calvellese, ed il vincitore del Calvello Music Contest, la kermesse tra gruppi musicali di vario genere selezionata da una giuria qualificata di esperti. La serata sarà presentata da Gian Maurizio Foderaro, responsabile musicale di Rai Radio Uno nato della vicina Viggiano, e Giancarlo Passarella, direttore di Musicalnews, talent scout e giornalista musicale fiorentino, ma di origini calvellesi.
 
Ad anticipare l’evento, alle ore 18,30 presso la sala convegni del convento Santa Maria de Plano, si terrà un incontro dal titolo Briganti e brigantesse, incentrato sulle numerose donne briganti che stanno ottenendo un giusto ruolo nella storiografia ufficiale, con letture relative alle cronache dell’epoca e agli atti dei processi. In tale ambito sarà presente anche Renato Marengo, produttore discografico della colonna sonora del film Quanto è bello lu murire acciso, uscito nel 1975 e dedicato all’impresa di Carlo Pisacane.
 
Festival d’Autore
 
Le Parole dei Suoni
I EdizioneVenerdì 10 Agosto 2012 – ore 21.30Calvello (Potenza) – Piazza Falcone
 
Ingresso libero
 
Info e Contatti:
 
http://www.comunecalvello.com/– 0971 921911
 
 
Ufficio Stampa Palco Reale: Elisabetta Castiglioni

agosto 6, 2012 Posted by | comunicati stampa, festival | , , , , , , | Lascia un commento

Clamoroso successo dell’Orchestra Italiana del Cinema – La prima mondiale del cineconcerto “The Artist” al Ravello Festival

Nell’ambito del Ravello Festival 2012, all’interno del Parco del Belvedere di Villa Rufolo, il  28 luglio l’Orchestra Italiana del Cinema si è esibita dal vivo eseguendo in  prima mondiale la colonna sonora del film evento dell’anno, The Artist, vincitore di cinque Premi Oscar, tre Golden Globe, sette British Academy Film Awards e sei Cèsar: una perfetta e naturale fusione di musica ed immagini alla scoperta della carica espressiva del film muto.

L’Orchestra è stata diretta per l’occasione da Ernst van Tiel, musicista cresciuto alla scuola di Valery Gergiev e molto attivo in ambito sinfonico e operistico. Special guest della serata è stato il Premio Oscar Ludovic Bource, nella doppia veste di pianista e compositore della colonna sonora.

All’affascinante bellezza delle immagini si è aggiunta così l’emozione dell’ascolto dal vivo di un’orchestra in formazione di più di 60 elementi (fra archi, fiati, percussioni e big band) che hanno suonato dal vivo in sincrono con la proiezione in alta definizione della pellicola.

Esposto nel corso della serata l’Oscar vinto da Bource per la migliore colonna sonora. La statuetta più famosa al mondo è stata ammirata e fotografata dalle centinaia di spettatori che hanno popolato le tribune “del più bel Festival estivo al mondo”, così come lo ha definito il compositore francese a margine della serata.

A fine concerto, curioso fuori programma sulla terrazza del belvedere con il taglio di una torta, opera della cake designer napoletana Dalila Duello, che riproduceva l’Oscar in zucchero e marzapane. Bource, insieme con il direttore dell’Orchestra Italiana del Cinema, Ernst van Tiel, non si è sottratto al taglio del dolce avvenuto sotto gli occhi del presidente della Fondazione Ravello, Renato Brunetta e del produttore Aurelio De Laurentiis, peraltro consigliere di indirizzo dell’organismo che organizza e gestisce la programmazione del Festival.

http://www.ravellofestival.com/

Ufficio Stampa Orchestra Italiana del Cinema: Elisabetta CastiglioniLuciano Ferone

L’Orchestra Italiana del Cinema è la prima e unica compagine sinfonica italiana dedicata esclusivamente all’interpretazione ed esecuzione  del  repertorio della musica per film.

 
La rappresentazione e la promozione dello straordinario patrimonio artistico della colonna sonora italiana ed internazionale, attraverso coinvolgenti concerti multimediali, sono i valori fondanti di questo nuovo, ambizioso progetto.

 
La formazione dell’O.I.C.  arriva a comprendere più di 150 elementi tra coro e orchestra.

 
Marco Patrignani, fondatore e presidente dell’Orchestra Italiana del Cinema, ha dato vita al progetto all’interno della “culla” della colonna sonora, gli storici studi di registrazione Forum Music Village di  Roma, fondati alla fine degli anni Sessanta da Luis Bacalov, Ennio Morricone, Piero Piccioni e Armando Trovajoli.

 
Scopo dell’O.I.C, è anche quello di recuperare e restaurare le partiture dei capolavori del grande schermo grazie alla collaborazione con Enti, Associazioni, Fondazioni ed Archivi pubblici e privati, come è successo in occasione del concerto di  debutto nel  2010 in Piazza del Campidoglio a Roma sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e del MIBAC. Uno straordinario concerto multimediale dal titolo “ Il Suono del Neorealismo”, diretto dal M° Daniele Belardinelli (direttore musicale dell’OIC), in occasione del quale sono state eseguite le più celebri opere del cinema neorealista italiano a seguito di una scrupolosa opera di trascrizione che ha riportato alla luce straordinarie partiture quali Ladri di Biciclette, Miracolo a Milano, Riso Amaro, Sciuscià e Umberto D.

 
Nell’aprile del 2011, l’O.I.C. ha debuttato sulle scene internazionali, partecipando alla prima edizione del Beijing International Film Festival (Festival Internazionale del Film di Pechino), in Cina con il concerto “Cinematology”, omaggio alle più rappresentative colonne sonore della storia del cinema internazionale.

 
L’Orchestra si è esibita presso il National Centre for the Performing Arts e presso la Great Hall of the People (sede del Parlamento cinese), con la partecipazione straordinaria alla direzione del Premio Oscar Nicola Piovani e l’intervento della cantante israeliana Noa. Il concerto è stato trasmesso dalla CCTV (televisione di stato Cinese) con un’audience di oltre 100 milioni di telespettatori.
Tra i recenti impegni, la collaborazione con il direttore e musicologo americano Timothy Brock, che ha diretto l’O.I.C. in una serie di concerti dal vivo in sincrono con la pellicola del film “La febbre dell’oro” di Charlie Chaplin in collaborazione con la fondazione Chaplin di Parigi.

 
Ultimamente l’Orchestra si è esibita  alla residenza dell’ambasciatore britannico in Italia in occasione dei festeggiamenti per il Queen’s Diamond’s Jubilee e all’Auditorium Parco della Musica di Roma, con un omaggio alle musiche di Piero Piccioni nell’ambito del “Premio Alberto Sordi” organizzato dall’omonima fondazione onlus.

 
Orchestra Italiana del Cinema
Presidente: Marco Patrignani
Vicepresidente: Paolo Petrocelli
Direttore Musicale: Daniele Belardinelli
Segretario Artistico: Francesco Moretti

The Artist (2011)
Michel Hazanavicius, regia, soggetto e sceneggiatura:
Ludovic Bource, musica
Produttore: Thomas Langmann
Produttore associato: Emmanuel Montamat
Supervisore e produttore musicale, produttore del progetto “Cineconcerto”: Jérome Lateur
Produttori esecutivi: Daniel Delume, Antoine de Cazotte, Richard Middleton
Coproduttori: Jeremy Burdek, Adrian Politowski, Gilles Waterkeyn, Nadia Khamlichi
Case di produzione: La Petite Reine, La Classe Américaine, France 3 Cinéma, Studio 37, JD Prod, uFilm, Jouror Productions
Vincitore di cinque Oscar 2012: migliore Film, migliore Regia, migliore Attore protagonista (Jean Dujardin), migliore Colonna sonora (Ludovic Bource), migliori Costumi (Mark Bridges)

 
La trama
Hollywood, 1927. George Valentin è una star del cinema muto che si trova ad affrontare il proprio declino artistico a causa dell’avvento del sonoro. Al contrario, Peppy Miller, una giovane comparsa, sta per diventare una diva. La fama, l’orgoglio e i soldi metteranno a dura prova la loro storia d’amore.

agosto 3, 2012 Posted by | cinema, festival, magazine | , , , , | Lascia un commento

Le Dee sono tornate – A Castellabate una mostra presentata da Vittorio Sgarbi – dal 4 al 31 agosto

Castellabate, splendida località del Cilento, è il teatro ideale e naturale per la mostra “Le Dee sono tornate”, a cura di Roberta Giulieni, Vincenzo Mazzarella e Rosanna Ruscio, che sarà inaugurata da Vittorio Sgarbi il prossimo 4 agosto, alle ore 21.00 nel Castello dell’Abate.

L’iniziativa è promossa da una castellabatese d’origine, Virginia Ippolito Alferano, con il patrocinio del comune di Castellabate e dell’Ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in ricordo del marito, il Generale dei Carabinieri Pio Alferano, uomo di grande spessore morale, la cui vita è un fulgido esempio di autentica passione per l’arte oltre che di strenua difesa della legalità.

La mostra vede la presenza delle opere di sedici artiste, tutte signore avanti negli anni, ma giovanissime e frizzanti nello spirito, italiane di nascita come di adozione, alcune celeberrime, altre ancora in attesa di completa riscoperta.

La mostra dedicherà, infine, un omaggio speciale a Bertina Lopes, scomparsa nel febbraio di quest’anno.

“Che cosa accomuna le artiste scelte per questa mostra? Innanzitutto un’energia forte che muove la storiadell’arte dalla fine degli anni cinquanta fino al nostro secolo: Rosetta Acerbi, Mirella Bentivoglio, Bice Brichetto,Liliana Cano, Silvia Codignola, Marilù Eustachio, Eva Fischer, Nedda Guidi, Marina Haas, BonariaManca, Laura Marcucci Cambellotti, Elisa Montessori, Giulia Napoleone, Alice Psacaropulo, Carol Rama, Anna Maria Sacconi sono innanzitutto pittrici e scultrici. Molte di queste hanno scelto Roma quale luogoprediletto di vita e di lavoro, altre invece hanno preferito svolgere la loro ricerca in luoghi geograficamenteperiferici.

Indipendentemente dalla loro specifica formazione e realtà culturale, quasi tutte sono state, in diversa misura, partecipative agli umori intellettuali degli anni sessanta e settanta, sono state amiche,mogli e, talvolta, consigliere di poeti e scrittori, filosofi e musicisti, rivelando un modo di agire e di essere in sintonia con la volontà di chi voleva conservare se stessa nell’autenticità e nell’ironia dell’essere artiste, oppure sono state semplicemente loro stesse per se stesse, indicando in questo una forza speciale, unicae totale. La scelta della pratica artistica come modalità per esprimere ed esprimersi, con queste artiste,ha assunto un valore culturale singolare, sia quelle che hanno proceduto in linea con discorsi espressivi riconosciuti dalla critica istituzionale sia quelle che hanno ragionato lontano dalle tendenze hanno mantenuto costante lo stesso entusiasmo per quello che realizzavano e per quello che tuttora continuano a realizzare. L’animosità di prodigarsi in indagini estetiche lontane dalle ondate modaiole e il persistere a misurarsi con la storia, nei suoi mutamenti e molteplici variazioni, costituisce uno degli aspetti unitari del lavoro di queste artiste.

Guardando le loro opere, realizzate in un periodo lungo, possiamo dire che ognuna, indistintamente dalla tipologia estetica perseguita, è riuscita a convincerci che l’universo dell’arte è fatto di infinite varianti, stili e forme che possono cambiare la nostra visione del mondo e delle cose”.

(Roberta Giulieni, Enzo Mazzarella e Rossanna Ruscio)

Vittorio Sgarbi, inoltre, durante la sua lectio in occasione della presentazione, spazierà dal tema della figura femminile nell’arte, da lui affrontato nei libri L’arte è contemporanea (Bompiani 2012) e Piene di grazia (Bompiani 2011), al ricordo del Generale Pio Alferano, al quale è dedicata tutta l’iniziativa.

Le Dee sono tornate

a cura di Roberta Giulieni, Vincenzo Mazzarella, Rosanna Ruscio

Castellabate (SA), Castello dell’Abate

4 – 31 agosto 2012

presentazione di Vittorio Sgarbi

Castellabate (SA), Castello dell’Abate

4 agosto 2012 – ore 21.00

Breve scheda tecnica

Titolo: Le dee sono tornate

Curatela: Roberta Giulieni, Vincenzo Mazzarella, Rosanna Ruscio

Promozione: Virginia Ippolito Alferano

Ideazione e organizzazione: Santino Carta e Luigi Orlotti

Patrocinio: Comune di Castellabate, Ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano Artiste selezionate: Rosetta Acerbi, Mirella Bentivoglio, Bice Brichetto, Liliana Cano, Silvia Codignola, Marilù Eustachio, Eva Fischer, Nedda Guidi, Marina Haas, Bertina Lopes (omaggio postumo), Bonaria Manca, Laura Marcucci Cambellotti, Elisa Montessori, Giulia Napoleone, Alice Psacaropulo, Carol Rama, Anna Maria Sacconi.

Numero complessivo opere: 34

Catalogo: con testo critico di Vittorio Sgarbi, Edizioni di Sofia, Milano 2012, pp. 128

Copertina e progetto grafico del catalogo: Eros Renzetti

Revisione editoriale: Anna Lia Pintau

Inaugurazione: 4 agosto 2012 – ore 21.00

Periodo: 4-31 agosto 2012

Luogo: Castello dell’Abate – Belvedere San Costabile Centro Storico, Castellabate (SA)

Orari: 9,30 – 12,30 / 18,30 – 24,00

Email: turismo-cultura@tiscali.it; acilmondodisofia@gmail.com

Ufficio Stampa: Monica Macchioni

luglio 31, 2012 Posted by | comunicati stampa, mostre | , , , , , | Lascia un commento

Il clima cambia la musica no – Giardini Filarmonica di Roma, sabato 21 luglio – ore 21.30

All’interno della programmazione estiva dei Giardini della Filarmonica di Roma, sabato 21 luglio 2012, alle ore 21.30, andrà in scena “Il clima cambia la musica no” diretto da Vittorio Pavoncello.

Tra il serio e il faceto lo spettacolo-performance porta sul palcoscenico le avventure e le disavventure di un primo gruppo di Caschi Verdi O.N.U alle prese con la misurazione dell`impronta ecologica di un territorio pieno di strani personaggi e afflitto da guerre e carestie che si rivelerà essere la terra stessa.

Lo spettacolo sarà preceduto, alle ore 19.00, dalla presentazione a cura di Edizioni Progetto Cultura del libro e del dvd con il film d’animazione “Il clima cambia la musica no” rappresentato alla Fiera “Più libri, più liberi”, tenutasi al Pala Congressi di Roma nel 2011, e dalla Tavola Rotonda dall’omonimo titolo che sarà moderata da Veronica Caciagli presidente Italian Climate Network e alla quale interverranno Grazia Francescato, ex Euro deputato Verdi; Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR); Luciano Albanese, Ordinario Storia della Filosofia Sapienza Università di Roma; Maria Immacolata Macioti Ordinario Sociologia Sapienza Università di Roma.

Note di regia:

“SpamLife” è un fermento di pensiero rivolto a scoprire le nuove e prossime forme di esclusione sociale, giuridica, politica, economica e culturale che il futuro è in procinto di manifestarci. Il cambiamento climatico è uno dei punti cardine delle nostre riflessioni. Poiché i cambiamenti che il clima porta nella vita degli esseri umani ormai non sono più così invisibili né pacifici. Siamo così passati da una cultura del trash, dell’immondizia, dell’usa e getta, a una cultura dove non si viene neanche usati bensì spammati prima ancora di accedere ed esistere. Non è un caso che i bambini di oggi prima ancora di nascere liberi e nudi nascano pieni di debiti. Con l’evento Il clima cambia la musica no intendiamo rifare un piccolo punto che riapra i discorsi verso quel futuro che non ci spetta più ma che inesorabilmente ci aspetta già da domani…

 

sabato 21 luglio 2012

Giardini Filarmonica di Roma – Via Flaminia, 118

Ore 21.30

 

Il clima cambia la musica no

con

Bruno Viola

Chiara Pavoni                             Rita Pasqualoni

musiche originali

di Davide Alivernini

 

eseguite dal vivo da

Massimo Carrano (percussioni)

Dario Vero (chitarra)

Davide Alivernini (clarinetto, basso elettrico)

 

interventi dei poeti e autori

Francesca Bellino, Danilo Pugnalini, Francesco Onirige, Simone Carunchio, Laura de Luca,

Donatella Orecchia, Adriano Marenco, Sergio Casini

attore performer

Massimo Napoli

danza e coreografia

Isabella Venantini

 

moda costumi

Cinzia dell’Omo

Paola Nazzaro

 

Per informazioni: Associazione Culturale Incontri di Civiltà: incontridicivilta@gmail.com – 3343306338

Costo del Biglietto:   € 15.00 intero , € 13.00 ridotto, € 10.00 per i gruppi

 

Ufficio Stampa: Artmann Sas di Alan D. Baumann

www.artmann.itinfo@artmann.it

luglio 11, 2012 Posted by | comunicati stampa, teatro | , , , | Lascia un commento