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Bolsonaro ‘dichiara guerra’ ai popoli indigeni del Brasile – Survival risponde

Jair Bolsonaro ha inaugurato la sua Presidenza nel peggiore modo possibile per i popoli indigeni del Brasile. La decisione di togliere al FUNAI (il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni) la responsabilità di demarcare le terre indigene per affidarla al Ministero dell’Agricoltura è praticamente una dichiarazione di guerra ai primi popoli del paese.

Tereza Cristina, il nuovo Ministro dell’Agricoltura, si oppone da tempo ai diritti territoriali indigeni ed è a favore dell’espansione dell’agricoltura all’interno dei loro territori. È un assalto ai diritti, alle vite e ai mezzi di sussistenza dei popoli indigeni del Brasile: se le loro terre non saranno protette, rischiano il genocidio. E intere tribù incontattate potrebbero essere spazzate via.

Questo attacco ai primi popoli del paese è anche un attacco al cuore e all’anima stessa della nazione.

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gennaio 7, 2019 Posted by | fuori o dentro le righe? | , | Commenti disabilitati su Bolsonaro ‘dichiara guerra’ ai popoli indigeni del Brasile – Survival risponde

Conto alla rovescia per il Brasile: ha 3 mesi per espellere gli invasori dalla terra degli Awá

Il Brasile ha ancora solo tre mesi per allontanare i taglialegna illegali dalla terra degli Awá, la tribù più minacciata del mondo. Un ulteriore ritardo comporterebbe la violazione di un ordine del tribunale. Nel frattempo – denuncia Survival International – il disboscamento dell’area continua a crescere.

Il governo ha avuto anni a disposizione per risolvere il problema, ma ora è iniziato un vero e proprio conto alla rovescia.

Il 9 dicembre scorso, un giudice sentenziò che un anno fosse un tempo sufficiente per l’espulsione di tutti i non-Indiani dal territorio e lo smantellamento della strada costruita nella terra indigena. Ciò nonostante i taglialegna sono addirittura già arrivati a lavorare a soli sei chilometri dalle vulnerabili famiglie awá.

Survival sta monitorando la scadenza impellente e sul suo sito ha iniziato il conto alla rovescia per ricordare alle autorità brasiliane quanto poco tempo sia rimasto.

Il disboscamento illegale ha tolto agli Awá vaste porzioni della loro foresta.

È una corsa contro il tempo” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Il Brasile aveva tempo più che a sufficienza per espellere i coloni e i taglialegna illegali dalla terra degli Awá, eppure non ha fatto quasi nulla. Se ha davvero intenzione di salvare la tribù più minacciata del mondo e di rispettare i suoi stessi obblighi legali, dovrà cacciare i taglialegna entro i prossimi tre mesi.”

Ad oggi, il Ministro della Giustizia del brasile ha già ricevuto oltre 33.000 messaggi da persone d’ogni parte del mondo che lo sollecitano a fare di più per proteggere la terra della tribù.

L’attenzione mediatica ha indotto il dipartimento agli affari indigeni brasiliano (il Funai) ad annunciare un programma speciale per gli Awá.

Sul posto è già stata inviata una squadra specializzata proprio in progetti di intervento sanitario e di protezione della terra. Ma finché il Ministro della Giustizia non avrà sfrattato gli invasori, nella pratica potrà cambiare ben poco.

 

settembre 11, 2012 Posted by | fuori o dentro le righe? | , | Lascia un commento

Il Venezuela cerca di ‘negare’ un ‘massacro’ degli Yanomami

Il governo venezuelano continua a negare che ci sia stato un massacro contro gli Indiani Yanomami e Survival International sollecita il presidente Chávez ad espellere tutti i cercatori d’oro presenti illegalmente nel territorio indigeno e a far condurre un’adeguata indagine sul posto.

Il presidente è solo l’ultimo degli alti rappresentanti governativi venezuelani ad affermare che non esistono prove dell’attacco alla comunità di Irotatheri, che si trova in un’area remota dell’Amazzonia, vicino al confine con il brasile.

Tuttavia, ora anche l’Organizzazione degli Stati americani si è unita a Survival e alle organizzazioni indigene amazzoniche nel sollecitare il Venezuela a “condurre una seria indagine per determinare con certezza quel che è accaduto”.

“La legge internazionale sui diritti umani obbliga gli stati a condurre un’indagine giudiziaria sui gravi atti di violenza denunciati” afferma l’OSA.

E Stephen Corry, direttore generale di Survival International, aggiunge: “Se il governo venezuelano ha a cuore il benessere dei suoi popoli indigeni, dovrebbe intervenire immediatamente per espellere tutti i minatori dalla terra indiana anziché prendersi la pena di negare che ci sia stato uno scontro violento con gli Indiani. Anteponendo la protezione della sua reputazione alla vita degli Indiani, si sta comportando come hanno sempre fatto i governi dell’America Latina. Tra poco ci sentiremo dire che siamo parte di una cospirazione del capitalismo per destabilizzare le prossime elezioni governative, esattamente come siamo accusati di far parte di cospirazioni di sinistra quando denunciamo questi tipo di violenze negli stati di destra. I popoli indigeni sono stati trattati ugualmente male sia da parte delle destre che delle sinistre, per generazioni. Il presidente Chávez dovrebbe espellere coloro che invadono i territori indigeni in tutto il Venezuela, e assicurarsi che questo specifico episodio, che secondo testimoni ha provocato delle morti, sia soggetto a un’immediata e completa indagine”.

Lunedì, il Coordinamento delle organizzazioni indigene amazzoniche (COIAM) ha diffuso una dichiarazione che riconosce gli sforzi investigativi sin qui fatti, ma esprime preoccupazione per il fatto che la commissione incaricata dell’indagine “non abbia raggiunto Irotatheri Shapono, il luogo dove i fatti denunciati si sarebbero verificati a luglio”.

I testimoni denunciano di aver trovato “corpi e ossa bruciati”.

 

 

settembre 7, 2012 Posted by | fuori o dentro le righe? | , , | Lascia un commento