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“Bianco e Nero d’Autore” al Museo di Roma in Trastevere

il Museo di Roma in Trastevere ospita, fino al prossimo 20 gennaio, 90 immagini e 13 documenti del fotografo marchigiano nella mostra “Mario Giacomelli. Fotografie dall’archivio di Luigi Crocenzi”, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale in collaborazione con il CRAF- Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia.

L’esposizione raccoglie una piccola summa dell’opera di questo artista, che “capovolse completamente anche il punto di vista del neorealismo introducendo nelle immagini una nuova poesia tonale” (Arturo Carlo Quintavalle), traducendo l’uso del bianco e nero in un espressionismo grafico pieno di inaspettate modulazioni luminose, estraendo un nero argentato dal contrasto tra diverse intensità della luce.

Giacomelli (Senigallia, 1925 – 2000), considerato il più grande fotografo italiano del Novecento fin da quando, nel 1963, il curatore del MoMA di New York acquisì per il Museo la serie Scanno e pubblicò un suo scatto nel prestigioso catalogo Looking at Photographs, si è sempre definito un tipografo (aveva cominciato a lavorare in una tipografia a nove anni, dopo la morte del padre, e non aveva mai abbandonato il mestiere: col tempo, della tipografia divenne proprietario. Fotografava nel tempo libero e ogni sera, dopo il lavoro.)

Le immagini e i documenti in mostra sono stati selezionati tra i materiali che il Craf ha acquisito nel 1995 con l’archivio di Luigi Crocenzi costituito da lettere, libri e fotografie raccolte nel corso degli anni. Tra questi materiali spicca  il corpus di oltre 250 vintages realizzati da Mario Giacomelli dagli anni ’50 alla fine degli anni ’70. Giacomelli e Crocenzi furono legati da un profondo rapporto di amicizia che si tradusse anche nella collaborazione alla sceneggiatura di Un uomo una donna un amore nel 1961 e di A Silvianel 1963.

In mostra vengono presentate le serie di fotografie degli anni ’50, le Prime fotografie, Nudi, Mare, i Paesaggi (uno dei temi ricorrenti), Puglia, Gente dei campiLourdes (1957) e Scanno. Seguono quindi Mattatoio (1961), Io non ho mani che mi accarezzino il viso (serie dedicata a giovani seminaristi che giocano con la neve, del 1962-63), A Silvia (1964), La buona terra (1964-65), Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, titolo tratto dal celebre verso di Cesare Pavese e ambientata in un ospizio, Motivo suggerito dal taglio dell’albero (1967-69), Caroline Branson (serie realizzata tra il 1971 e il 1973 ispirata all’Antologia di Spoon River), fino a Studenti (del 1977).

 

settembre 14, 2012 - Posted by | cultura roma, mostre | , , , ,

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